| A. Introduzione
1. Il 13 aprile del 2009 il presidente della Commissione
Diritti Umani fonda la Missione di Fact
Finding delle Nazioni Unite per il conflitto
di Gaza. Il mandato e': "indagare tutte le violazioni dei diritti
umani e del diritti umanitario internazionale che possono essere state
commesse in qualunque frangente delle operazioni militari condotte
a Gaza tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009. Siano queste
violazioni avvenute prima, durante e dopo.
2. Il Presidente nomina a capo della missione Richard Goldstone, ex giudice della Corte Costituzionale del Sud Africa
e ex Pubblico Ministero al Tribunale Penale Internazionale per l'Ex
Jugoslavia e il Rwanda. Gli altri tre membri
ad essere nominati sono: la Professoressa Christine Chinkin,
docente di Diritto Internazionale alla London School
of Economics and Political Science, che è stata membro della commissione di
fact finding a Beit Hanoun nel 2008; Hina Jilani, avvocato della Corte
Suprema del Pakistan e già Speciale Rappresentante del Segretario
Generale sulla situazione dei diritti umani, membro della commissione
d'inchiesta in Darfur nel 2004. E poi il Colonnello Desmond Travers, ex ufficiale delle Forze di Difesa Irlandesi e membro
del consiglio di amministrazione dell'Istituto per le indagini sui
crimini internazionali.
3. Come da pratica abituale l'Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i diritti umani ha stabilito una segreteria
di supporto alla Missione.
4. La missione ha messo in pratica il mandato richiestole in
modo da mettere le popolazioni civili della regione al centro delle
sue preoccupazioni, in particolare per quanto riguarda le violazioni
del diritto internazionale.
5. La missione si e' riunita per la prima volta a Ginevra tra
il 4 e l'8 maggio 2009. Inoltre si e' incontrata a Ginevra il 20 maggio,
il 4 e 5 luglio, e tra l'1 e il 4 agosto 2009. La missione ha condotto
3 visite sul campo: due nella Striscia di Gaza tra il 30 maggio e
il 6 giugno e tra il 25 giugno e il 5 luglio. Inoltre una visita ad
Amman il 2 e 3 luglio. Molti membri della segretaria della Missione
erano impegnati a Gaza tra il 22 maggio e il 4 giugno per effettuare
indagini sul territorio.
6. Alcune note verbali sono state inviate a tutti gli stati
membri delle Nazioni Unite e agli organi delle Nazioni Unite il 7
maggio 2009/ L'8 giugno del 2009 la missione ha contattato tutte le
persone interessate e le organizzazioni in possesso di informazioni
rilievanti a inviarle e a aiutare nella
documentazione, in modo da essere assistitia nell'implementazione del suo mandato.
7. Audizioni pubbliche sono state effettuate a Gaza il 28 e
29 giugno e a Ginevra il 6 e 7 luglio 2009.
8. La Missione ha ripetutamente cercato di ottenere la cooperazione
del Governo di Israele, ma dopo numerosi tentativi falliti si è rivolta
al Governo dell'Egitto per accedere alla striscia di Gaza attraverso
il valico di Rafah.
9. La Missione ha goduto del supporto e della cooperazione
dell'Autorita' Nazionale Palestinese e dell'Osservatore Permanente
per la Palestina alle Nazioni Unite. A causa della mancanza di cooperazione
da parte del Governo Israeliano la Missione non ha potuto incontrare
membri dell'Autorita' Palestinese in Cisgiordania.
La Missione ha comunque fatto in modo di incontrare ufficiali dell'Autorita'
Palestinese, incluso un Ministro, ad Amman. Durante la sua visita
nella Striscia di Gaza la Missione ha tenuto delle riunioni con i
membri delle autorita' di Gaza e loro hanno
offerto la massima cooperazione e il massimo supporto alla Missione.
10. A causa delle audizioni pubbliche di Ginevra la Missione
e' stata informata che il partecipante palestinese, Muhammad Srour,
e' stato detenuto dalle forze di sicurezza israeliane mentre ritornava
in Cisgiordania e e' nato il timore che la detenzione dell'uomo potesse
avere conseguenze per la sua apparizione di fronte alla Missione.
La Missione è in contatto con lui e continua a monitorare gli sviluppi
della situazione.
B. Metodologia
11. Per mettere in pratica il suo mandato la Missione ha ritenuto
che fosse importante prendere in conisderazione
tutte le azioni commesse da tutte le parti in cause che avrebbero
potuto commettere violazioni del diritto internazionale e dei diritti
umani. Il mandato inoltre richiedeva una revisione delle azioni in
tutti i Territori Occupati Palestinesi e in Israele.
12. Con attenzione agli obiettivi temporali la Missione ha
deciso di concentrarsi primariamente sugli eventi, le azioni e le
circostanze sviluppatesi dal 19 gennaio 2008, quando il "cessate
il fuoco" fu concordato tra il Governo di Israele e Hamas. La
Missione ha inoltre tenuto in considerazione le questioni sviluppatesi
dopo la fine delle operazioni militari che costituiscono continue
violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale,
e che sono conseguenza delle operazioni militari, fino al 31 luglio
2009.
13. La Missione ha analizzato il contesto storico degli eventi
che hanno portato alle operazioni militari a casa nel periodo tra
il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009 e i collegamenti tra queste
operazioni e le politiche dominanti nei Territori Palestinesi Occupati.
14. La Missione ha considerato che il riferimento, nel suo
mandato, alle violazioni commesse nel contesto delle operazioni militari
di dicembre e gennaio, richiedeva la presa in considerazione delle
restrizioni dei diritti umani e delle liberta'
fondamentali connesse alle strategie ed azioni israeliane nel contesto
delle operazioni militari.
15. Il contesto normativo di riferimento per la Missione e'
stato il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite, il
diritto umanitario internazionale, i diritti umani internazionali
e il diritto penale internazionale.
16. Questo rapporto non mira ad essere esaustivo rispetto all'altissimo
numero di incidenti rilevanti che sono occorsi nel periodo coperto
dal mandato della Missione. In ogni caso la Missione considera il
rapporto significativo nell'illustrare i maggiori modelli di violazioni.
A Gaza la Missione ha indagato su 36 incidenti.
17. La Missione ha basato il suo lavoro su un'analisi imparziale
e indipendente delle azioni delle parti con i loro obblighi di diritto
umani internazionali e diritto umanitario, nello scenario del recente
conflitto a Gaza. Sono stati inoltre applicati gli standard investigativi
sviluppati dalle Nazioni Unite.
18. La Missione ha adottato un approccio comprensivo nella
raccolta di informazioni e nella ricerca dei punti di vista. I metodi
di raccolta delle informazioni hanno incluso: a) la revisione dei
rapporti di diverse fonti; b) interviste con vittime, testimoni oculari
e altre persone che avessero informazioni rilevanti; c) visite a siti
specifici di Gaza, luogo di incidenti; d) analisi di materiali video
e fotografici, incluse le immagini satellitari; e) revisione di rapporti
medici riguardanti le ferite riportate dalle vittime; f) analisi in
termini giudiziari delle armi e delle munizioni raccolte sui luoghi
degli incidenti; g) incontri con interlocutori di diverso tipo; h)
inviti al provvedimento di diverse informazioni relative ai diversi
ambiti di investigazione della Missione; i) ampia distribuzione di
un appello a procurare testimonianze scritte; j) audizioni pubbliche
a Gaza e a Ginevra;
19. La Missione ha condotto 188 interviste individuali Ha rivisto
piu' di 300 rapporti, dichiarazioni scritte e ogni altra documentazione
sia frutto di ricerche partite dalla Missione stessa, sia ricevute
in risposta all'appello, sia presentate durante le riunioni. In totale
sono state visionate piu' di 10,000 pagine,
piu' di 30 video e 1,200 fotografie.
20. Attraverso il rifiuto di cooperare con la Missione il Governo
di Israele ha impedito gli incontri con esponenti ufficiali del Governo
Israeliano e ha impedito di viaggiare in Israele al fine di incontrare
vittime israeliane e di raggiungere la Cisgiodania
per incontrare rappresentanti dell'Autorità Palestinese e vittime
palestinesi.
21. La Missione ha condotto visite sul campo, incluse indagini
sui luoghi degli incidenti nella Striscia di Gaza. Questo ha permesso
alla Missione di osservare di persona la situazione e parlare con
testimoni oculari e altre persone significative.
22. L'obiettivo delle audizioni pubbliche, che sono state trasmesse
dal vivo, era quello di permettere alle vittime, ai testimoni e agli
esperti di tutte le parti in cause nel conflitto di parlare direttamente
al maggior numero possibile di persone sia nella regione che di fronte
alla comunità internazionale. La Missione ha dato priorità di partecipazione
alle vittime e alle persone delle comunità direttamente coinvolte.
Le 38 testimonianze pubbliche hanno fatto riferimento sia ad aspetti
legali sia a questioni militari. La Missione aveva inizialmente intenzione
di tenere le audizioni a Gaza, in Israele e in Cisgiordania. Di fatto
l'ingresso negato in Israele e in Cisgiordania ha causato la decisione
di ascoltare le persone provenienti da Israele e dalla Cisgiordania
a Ginevra.
23. Nello stabilire le valutazioni fattuali finali la Missione
ha cercato di affidarsi principalmente e ogni volta fosse possibile
sulle informazioni di prima mano. Le informazioni prodotte da altri,
inclusi i rapporti, le dichiarazioni scritte e i rapporti dei media,
sono state usate come rafforzamenti.
24. Le conclusioni finali della Missione sull'affidabilita'
delle informazioni ricevute sono state fatte basandosi sulla credibilità
dei testimoni ascoltati, verificando le fonti e le metodologie utilizzate
per la compilazione dei rapporti e dei documenti prodotti da altri,
effettuando controlli incrociati sui materiali e le informazioni rilevanti
e assicurandosi se, in tutte le circostanze, ci fosse un quantitativo
sufficiente di informazioni per una ricerca fattuale credibile e affidabile
da parte della Missione.
25. Su queste basi la Missione ha, al meglio delle sue possibilita', determinato lo svolgersi dei fatti. In molti
casi ha appurato che sono state commesse azioni definibili come responsabilita' criminali individuali. In tutti i casi la
Missione ha trovato sufficienti informazioni per stabilire gli elementi
oggettivi dei crimini in questione. In quasi tutti i casi la Missione
è stata anche in grado di determinare se fosse chiaro o meno che le
azioni fossero commesse deliberatamente o incoscinentemente,
nella convizione che il risultato sarebbe stato un naturale susseguirsi
di eventi. La Missione ha, di conseguenza, in molti casi individuato
un rilevante elemento di colpa (mens rea).
La Missione ha pienamente tenuto in considerazione la presunzione
di innocenza: gli elementi fattuali del rapporto non sovvertono mai
questo principio. La ricerca fattuale non ha cercato nè
di identificare gli individui responsabili dei fatti commessi nè
ha la pretesa di raggiungere lo standard probatorio da applicarsi
in un eventuale processo.
26. Per poter garantire alle parti la possibilita'
di aggiungere informazioni rilevanti ed esprimere le proprie posizioni
in merito ai fatti in questione la Missione ha sottoposto una lista
di domande al Governo di Israele, all'Autorita'
Palestinese e alle autorita' di Gaza, in modo da poter completare la sua analisi
e la ricerca di fatti. La Missione ha ricevuto risposta dall'Autorità
Palestinese e dalle autorità di Gaza, ma non da Israele.
C. Fatti analizzati dalla Missione, ricerche fattuali e legali:
I Territori Palestinesi Occupati: la Striscia di Gaza.
1. L'embargo
27. La missione si e' concentrate (Capitolo V) sul processo
di isolamento economico e politico imposto da Israele alla Striscia
di Gaza, genericamente inteso con il termine "embargo".
L'embargo comprende misure come la limitazione ai beni che possono
essere importati a Gaza e le chiusure dei confini per persone, beni
e servizi, alcune volte per giorni, includento il taglio degli approvigionamenti
di acqua ed elettricità. L'economia di Gaza e' stata severamente colpita
dalle riduzioni delle aree di pesca per i pescatori palestinesi e
dalla creazione della "zona cuscinetto" sul confine tra
Gaza e Israele, che ha ridotto la porzione di terra disponibile per
le attività agricole e industriali. Oltre a creare una situazione
di emergenza l'embargo ha significativamente indebolito le capacita'
della popolazione e dei settori sanitario, pubblico e idrico per reagire
all'emergenza creata dalle operazioni militari.
28. La Missione mantiene la convinzione che Israele sia vincolato
dalla Quarta Convenzione di Ginevra e debba assicurare un adeguato
rifornimento di cibo, attrezzature sanitarie e strumenti utili ad
andare incontro ai bisogni umanitari della popolazione della Striscia
di Gaza indipendentemente dalle qualifiche.
2. Sguardo d'insieme sulle operazioni militari di Israele sulla
Striscia di Gaza e sulle vittime.
29.Israele nell'operazione denominata "Piombo Fuso"
ha schierato marina, aereonautica ed esercito. Le operazioni militari
nella Striscia di Gaza includevano due fasi principali, la fase aerea
e a fase terra- aria, che sono durate dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio
2009. L'offensiva israeliana è cominciata con un attaccao
aereo di una settimana, dal 27 dicembre al 3 gennaio. L'aereonautica
ha continuat a giocare un ruolo fondamentale
assistendo e coprendo le forze di terra dal 3 al 18 gennaio 2009.
L'esercito è stato responsabile dell'invasione di terra, iniziata
il 3 gennaio 2009, quando le truppe sono entrate a Gaza da nord e
da est. Le informazioni disponibili indicano che ad essere coinvolte
sono state le brigate Golani, Givati
e i Paracadutisti e cinque brigate di corpi blindati. La marina è
stata usata per bombardare le coste di Gaza durante le operazioni.Il
VI Capitolo localizza gli incidenti indagati dalla Missione,
i quali sono descritti nei capitoli dal VII al XV nel relativo contesto
di operazioni militari.
30. Statistiche riguardanti i palestinesi che hanno perso la
vita durante le varie operazioni militari. Secondo estese ricerche
sul campo e le organizzazioni non governative il dato relativo alle
persone uccise si colloca tra le 1,387 e le 1,417. Le autorità di
Gaza riportano 1,444 morti. Il Governo di Israele fornisce un dato
di 1,166. Il dato fornito dalle fonti non governative relatio
alla percentuale di civili usccisi è generalmente piuttosto consistente e aumenta la
preoccupazione riguardo il modo in cui Israele ha condotto le operazioni
militari a Gaza.
31. Secondo il Governo di Israele durante le operazioni militari
ci sono stati 4 morti israeliani nel sud di Israele, di cui 3 civili
e un soldato, uccisi da razzi e colpi di mortaio dei gruppi armati
palestinesi. Inoltre 9 soldati sono stati uccisi durante i combattimenti
all'interno della Striscia di Gaza, 4 dei quali a causa del fuoco
amico.3. Attacchi da parte dell’esercito israeliano a edifici governativi
e al personale delle autorità di Gaza, polizia inclusa
32. Le forze armate israeliane hanno lanciato numerosi attacchi
contro edifici e personale governativi di Gaza. Per quanto concerne
gli edifici, la Missione ha esaminato gli attacchi israeliani al Consiglio
Legislativo Palestinese e alla principale prigione di Gaza (Capitolo
VIII). Il grado di distruzione di tali edifici è grave a tal punto
da impedirne il riutilizzo. Dichiarazioni rilasciate dal governo israeliano
e dalle forze armate giustificano gli attacchi sostenendo che le istituzioni
politiche ed amministrative di Gaza fanno parte dell’ “infrastruttura
terroristica di Hamas”. La Missione rifiuta questa posizione. Non
esiste nessuna prova che il Consiglio Legislativo e la principale
prigione di Gaza abbiano dato un contributo effettivo all’azione militare.
In base alle informazioni a disposizione, la Missione ritiene che
gli attacchi a questi edifici siano stati un deliberato attacco contro
obiettivi civili, in violazione della legge internazionale del diritto
umano secondo la quale gli attacchi devono essere strettamente limitati
ad obiettivi militari. Questi dati di fatto provano ulteriormente
l’estensiva distruzione di proprietà, non giustificata da necessità
militari e praticata illegalmente e promiscuamente.
33. La Missione ha esaminato gli attacchi contro sei stazioni
di polizia, quattro dei quali sono avvenuti entro i primi minuti delle
operazioni militari del 27 dicembre 2008, causando la morte di 99
poliziotti e di nove impiegati pubblici. In totale l’esercito israeliano
ha ucciso circa 240 poliziotti, corrispondenti a più di un sesto delle
morti palestinesi. Le attenuanti degli attacchi contenute nel report
sulle operazioni militari presentato dal governo israeliano nel luglio
2009 chiarificano che i poliziotti sono stati deliberatamente scelti
come obiettivo ed uccisi perché la polizia in quanto istituzione o
gran parte dei poliziotti in quanto individui sono considerati parte
delle forze militari palestinesi di Gaza.
34. Per esaminare se gli attacchi contro la polizia fossero
compatibili con il principio di distinzione tra obiettivi civili e
militari e persone, la Missione ha analizzato lo sviluppo istituzionale
della polizia di Gaza a partire dal momento in cui Hamas prese completo
controllo nel luglio 2007, ovvero quando la polizia di Gaza si fuse
con le “Forze esecutive” che Hamas creò dopo la vittoria elettorale.
La Missione ha riscontrato che, se un vasto numero di poliziotti di
Gaza è stato reclutato tra i sostenitori di Hamas o tra i membri di
gruppi armati palestinesi, la polizia di Gaza è rimasta un’agenzia
civile per il rafforzamento della legge. La Missione ha inoltre concluso
che non sia possibile sostenere che i poliziotti uccisi il 27 dicembre
2008 avessero preso direttamente parte alle ostilità; essi non hanno
dunque perso l’immunità civile dagli attacchi diretti, in quanto sono
considerati civili. La Missione accetta che ci possano essere stati
membri individuali appartenenti alla polizia di Gaza che erano al
contempo membri dei gruppi armati palestinesi e dunque combattenti.
Conclude tuttavia che gli attacchi alle stazioni di polizia durante
il primo giorno delle operazioni militari non abbiano un bilancio
effettivo tra l’anticipato vantaggio militare diretto (ovvero l’uccisione
di quei poliziotti che potevano essere membri di gruppi armati palestinesi)
e la perdita di vite civili (ovvero quei poliziotti dipendenti pubblici
uccisi che sarebbero stati inevitabilmente presenti o nelle vicinanze
degli attacchi). Di conseguenza, è stato violato il diritto umano
internazionale.
4. Obbligo dei gruppi armati palestinesi di Gaza di prendere
adeguate precauzioni atte a proteggere la popolazione ed i beni civili
35. La Missione ha esaminato se e in quale misura i gruppi
armati palestinesi abbiano violato l’ obbligo di proteggere e prendere
le dovute precauzioni atte a salvaguardare la popolazione civile di
Gaza dai pericoli derivanti dalle operazioni militari (Capitolo VIII).
La Missione ha riscontrato una certa riluttanza da parte delle persone
intervistate a Gaza nel discutere le attività dei gruppi armati. In
base alle informazioni raccolte, la Missione ha comunque riscontrato
che durante le operazioni militari i gruppi armati palestinesi erano
presenti nelle aree urbane ed hanno lanciato razzi da tali zone. Probabilmente
i combattenti palestinesi non si sono sempre adeguatamente distinti
dalla popolazione civile. La Missione non ha tuttavia trovato alcuna
prova che suggerisse che i gruppi armati palestinesi direzionassero
i civili verso le aree sotto attacco o obbligassero i civili a rimanere
entro le vicinanze degli attacchi.
36. Sebbene in base alle situazioni investigate dalla Missione
non si possa stabilire che le moschee fossero usate per fini militari
o per nascondere attività militari, la Missione non può tuttavia escludere
che ciò sia accaduto in alcuni casi. La Missione non ha trovato nessuna
prova che sostenesse l’accusa di utilizzo di mezzi ospedalieri da
parte delle autorità di Gaza o dei gruppi armati palestinesi per fare
da scudo alle attività militari e di ambulanze per il trasporto di
combattenti o per fini militari simili. Sulla base dell’inchiesta
svolta e delle dichiarazioni di ufficiali delle Nazioni Unite, la
Missione esclude che i combattenti palestinesi abbiano utilizzato
mezzi dell’ONU come scudo durante le azioni militari. La Missione
non può tuttavia ignorare la possibilità che i gruppi armati palestinesi
fossero attivi nelle vicinanze di tali strutture ospedaliere o delle
Nazioni Unite. Dirigere le ostilità verso zone abitate non costituisce
di per sé una violazione del diritto internazionale, inoltre i gruppi
armati palestinesi non hanno necessariamente esposto la popolazione
civile di Gaza al pericolo quando hanno lanciato attacchi nelle vicinanze
di edifici civili o protetti.
5. Obbligo di Israele di prendere adeguate precauzioni atte
a proteggere la popolazione ed i beni civili di Gaza
37. La Missione ha esaminato come le forze israeliane non si
siano attenute all’obbligo di prendere adeguate precauzioni atte a
proteggere la popolazione civile di Gaza, incluso in modo particolare
l’obbligo di lanciare un allarme precauzionale degli attacchi (Capitolo
IX).
La Missione è a conoscenza degli sforzi significativi fatti da Israele
per effettuare avvertimenti attraverso chiamate telefoniche, volantini
e appelli radio e riconosce che in alcuni casi, specialmente in quelli
di particolare specificità degli avvertimenti, essi abbiano incoraggiato
i residenti ad abbandonare l’area e allontanarsi dalla zona di pericolo.
Tuttavia, la Missione ha parimenti rilevato fattori che hanno minacciato
significativamente l’efficacia degli allarmi lanciati. Questi fattori
includono la mancanza di specificità e quindi di credibilità di tanti
messaggi telefonici preregistrati e di volantini. La credibilità delle
direttive atte a far spostare i civili verso i centri delle città
è stata ulteriormente compromessa dal fatto che gli stessi centri
fossero oggetto di ripetuti attacchi durante la fase di attacco aereo
delle operazioni militari. La Missione ha anche esaminato la pratica
del lancio di esplosivi luminosi sui tetti ed ha concluso che suddetta
tecnica non possa essere considerata effettiva in termini di lancio
di allarme, ma costituisce piuttosto una forma di attacco contro i
civili residenti negli edifici obiettivo di tali esplosivi. In conclusione,
la Missione evidenzia che il fatto che un allarme venga lanciato non
solleva un comandante e i suoi subordinati dal compito di prendere
tutte le misure precauzionali possibili per distinguere i civili dai
combattenti.
38. La Missione ha anche esaminato le precauzioni prese dall’esercito
israeliano durante tre attacchi specifici. Nel 15 gennaio 2009 il
compound dell’UNRWA a Gaza City è stato bombardato con munizioni
ad alto contenuto di esplosivo e con il fosforo bianco. La Missione
evidenzia l’estremo grado di pericolosità dell’attacco, in quanto
il compound era rifugio di 600-700 civili e conteneva un significativo
deposito di carburante. L’esercito israeliano ha continuato l’attacco
per più ore nonostante fosse stato avvisato dei rischi esistenti.
La Missione conclude che l’esercito israeliano ha violato l’obbligo
sancito dal diritto internazionale di prendere tutte le precauzioni
possibili nella scelta dei mezzi e delle tecniche di attacco, con
particolare attenzione ad evitare qualsiasi perdita incidentale di
vite civili, feriti e danni a beni civili.
39. La missione ha inoltre analizzato l’attacco diretto ed
intenzionale, avvenuto nello stesso giorno, all’ospedale Al-Quds
di Gaza City e all’adiacente deposito di ambulanze, effettuato con
granate al fosforo. L’attacco ha provocato incendi che hanno richiesto
un intero giorno per la loro estinzione ed ha diffuso panico tra i
malati e i feriti, che sono stati evacuati. La Missione ha riscontrato
che non è stato lanciato nessun allarme di immediato attacco. Sulla
base della propria inchiesta, la Missione respinge l’accusa secondo
cui il fuoco è stato lanciato dall’interno dell’ospedale verso l’esercito
israeliano.
40. La Missione ha inoltre esaminato i ripetuti attacchi, ancora
una volta effettuati con l’uso di munizioni al fosforo, contro l’ospedale
Al Wafa situato nella zona est di Gaza City, che accoglie pazienti
bisognosi di cure a lungo termine e feriti particolarmente gravi.
In base alle informazioni raccolte, la Missione ha riscontrato in
entrambi gli attacchi contro le strutture ospedaliere la violazione
del divieto ad attaccare ospedali civili. La Missione ha anche sottolineato
che l’allarme dato attraverso volantini e messaggi telefonici preregistrati
nel caso dell’attacco all’ospedale Al Wafa
ha dimostrato la totale inefficacia di alcuni tipi di avvertimenti,
generici e abituali.
6. Attacchi indiscriminati da parte dell’esercito israeliano
che hanno provocato la morte o il ferimento di civili
41. la Missione ha esaminato il bombardamento a Jabalya
dell’incrocio vicino alla scuola dell’UNRWA, al tempo utilizzata come
rifugio per più di 1.300 persone (Capitolo X). L’esercito israeliano
ha lanciato almeno quattro granate. Una è atterrata nel giardino della
casa di una famiglia, uccidendo undici persone riunite lì. Le altre
tre sono atterrate su al-Fakhura Street, uccidendo almeno altre ventiquattro persone
e ferendone quaranta. La Missione ha esaminato in dettaglio le dichiarazioni
dei rappresentanti del governo israeliano secondo cui gli attacchi
furono lanciati in risposta ad un attacco da parte di un gruppo armato
palestinese. Se la Missione non esclude che questo possa essere vero,
considera comunque la credibilità della posizione israeliana danneggiata
da tutta una serie di incongruenze, contraddizioni e imprecisioni
riscontrati nelle argomentazioni giustificanti l’attacco.
42. Nello stilare le conclusioni legali riguardo l’attacco
contro l’incrocio al-Fakhoura, la Missione
riconosce che per quanto riguarda le decisioni circa la proporzionalità
delle armi usate, soppesando la necessità di raggiungere il vantaggio
militare e il rischio di uccidere civili, in alcuni casi ci siano
autentici dilemmi. La Missione non crede tuttavia che ce ne siano
in questo caso. Il lancio di almeno quattro granate per riuscire ad
uccidere un basso numero di specifici individui in un contesto in
cui era presente un ampio numero di civili impegnati in attività quotidiane
e nelle cui vicinanze trovavano rifugio 1.368 persone, non può essere
considerato un’azione militare in cui il numero di civili a rischio
venga giustificato dall’acquisizione di vantaggio militare. La Missione
ritiene perciò che l’attacco sia stato indiscriminato e abbia violato
il diritto internazionale ed il diritto alla vita dei palestinesi
civili uccisi durante l’attacco.
7. Deliberati attacchi contro la popolazione civile
43.La Missione ha investigato undici episodi in cui l’esercito
israeliano ha lanciato attacchi diretti contro i civili con conseguenze
letali (Capitolo XI). I casi esaminati in questa parte del report
sono, con una sola eccezione, tutti casi in cui i fatti non indicano
alcun obiettivo militare che possa giustificare gli attacchi. I primi
due episodi riguardano attacchi contro case situate nel quartiere
Samouni a sud di Gaza City, incluso il bombardamento
di una casa in cui civili palestinesi si erano radunati a seguito
di un ordine da parte dell’esercito israeliano. I successivi sette
casi riguardano l’uccisione di civili che stavano abbandonando le
proprie case per spostarsi verso luoghi più sicuri, mostrando bandiera
bianca e, in alcuni casi, eseguendo gli ordini dello stesso esercito
israeliano. I dati raccolti dalla Missione indicano che tutti gli
attacchi sono avvenuti in momenti in cui l’esercito israeliano aveva
pieno controllo dell’area ed era precedentemente entrato in contatto
con o aveva almeno osservato le persone che ha poi attaccato, ed era
dunque consapevole del loro status di civili. Nella maggior parte
dei casi presi in analisi le conseguenze degli attacchi israeliani
contro i civili sono state aggravate dal seguente rifiuto di permettere
l’evacuazione dei feriti o di permettere l’accesso alle ambulanze.
44. Questi episodi indicano che le direttive date all’esercito
israeliano a Gaza prevedevano una bassa soglia per l’uso di fuoco
letale contro la popolazione civile. La Missione ha riscontrato molteplici
conferme di ciò, emerse dall’inchiesta sulle testimonianze dei soldati
israeliani raccolte nelle due pubblicazioni esaminate.
45. La Missione ha inoltre esaminato un episodio in cui, durante
la preghiera della prima serata, un missile ha colpito una moschea
provocando la morte di quindici persone, mentre un attacco con munizioni
flechette sparato contro una folla riunita in una veglia funebre ne
ha uccise cinque. La Missione ritiene che entrambi gli episodi costituiscano
un attacco intenzionale alla popolazione e ad obiettivi civili.
46. In base ai fatti accertati in entrambi i suddetti casi
la Missione ritiene che la condotta dell’esercito israeliano rappresenti
una grave violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, secondo
cui la volontaria uccisione e la volontaria provocazione di sofferenza
a danno di persone protette e simili comportano responsabilità criminali
individuali. Ritiene inoltre che stabilire come diretto obiettivo
e uccidere arbitrariamente civili palestinesi sia una violazione del
diritto alla vita.
47. L’ultimo episodio riguarda il lancio di una bomba contro
una casa che ha provocato l’uccisione di ventidue familiari. La posizione
di Israele rispetto a questo caso è che si è trattato di un “errore
di operazione” e che il reale obiettivo era in realtà una casa vicina,
utilizzata come deposito di armi. Sulla base dell’inchiesta svolta,
la Missione esprime dubbi significativi circa la versione dell’accaduto
data dalle autorità israeliane. La Missione conclude che, nel caso
in cui fosse stato commesso un errore, l’attacco non potrebbe essere
definito un caso di uccisione volontaria. Tuttavia, rimane la responsabilità
di stato di Israele di aver commesso un atto ingiusto a livello internazionale.
8. Uso di un certo tipo di armi
48. In base all’inchiesta svolta, per quanto riguarda l’uso
di alcuni tipi di armi come il fosforo bianco e i missili flechette,
se da una parte la Missione accetta che a questo stadio il fosforo
bianco non sia proibito dalla legge internazionale, dall’altra ritiene
che le forze armate israeliane siano state sistematicamente incoscienti
nell’utilizzarlo durante gli attacchi alle zone abitate. Inoltre,
i dottori che hanno trattato i pazienti feriti dal fosforo bianco
hanno rimarcato la gravità e a volte l’incurabilità delle bruciature
provocate da questa sostanza. La Missione crede perciò che sia necessario
prendere seriamente in considerazione la messa al bando dell’uso del
fosforo bianco in aree urbane. Per quanto riguarda i missili flechettes, la Missione sottolinea che sono un’arma incapace
di identificare gli obiettivi dopo la detonazione. Sono pertanto particolarmente
inadatti all’utilizzo in aree urbane, dove è ragionevole pensare che
siano presenti civili.
49. Sebbene la Missione non possa sostenere con certezza che
le munizioni DIME (Dense inert metal explosive)
siano state utilizzate dalle forze armate israeliane, essa ha di fatto
ricevuto relazioni da parte di dottori palestinesi e stranieri operanti
a Gaza durante le operazioni militari che riportavano un’alta percentuale
di pazienti aventi ferite compatibili con gli effetti di questa arma.
Le armi DIME e le armi dotate di metallo pesante al momento non sono
proibite dalla legge internazionale, ma sollevano preoccupazioni specifiche
legate alla salute. Infine, la Missione ha ricevuto dichiarazioni
di accusa di utilizzo di uranio impoverito e non da parte dell’esercito
israeliano a Gaza. Queste accuse non sono state investigate dalla
Missione.9. Attacchi alle fondamenta della vita civile a Gaza: distruzione
di infrastrutture industriali, fabbriche alimentari, impianti idrici,
e abitazioni .
50. La Missione ha investigato diversi episodi in cui sono
stati distrutti infrastrutture industriali, fabbriche alimentari,
impianti idrici, sistema fognario e abitazioni (Capitolo XIII). Già
all’inizio delle operazioni militari il mulino Al Bader
era l’unico funzionante all’interno della Striscia. Il mulino è stato
colpito da una serie di attacchi aerei il 9 gennaio 2009, dopo che
diversi falsi allarmi erano stati lanciati nei giorni precedenti.
La Missione ha riscontrato che la sua distruzione non aveva alcuna
giustificazione militare. La natura degli attacchi, ed in particolare
dell’attacco ai macchinari nevralgici della struttura, suggerisce
che l’intenzione fosse quella di mettere fuori uso la fabbrica in
termini di capacità produttiva. Dai dati raccolti, la Missione ha
riscontrato che c’è stata una grave violazione delle clausole della
Quarta Convenzione di Ginevra. La distruzione illegale ed eccessiva
non giustificata da necessità militari rappresenta un crimine di guerra.
La Missione ha inoltre riscontrato che la distruzione del mulino è
stata effettuata con lo scopo di negare il sostentamento alla popolazione
civile. Tale atto viola il diritto internazionale e può costituire
un crimine di guerra. L’attacco al mulino costituisce anche la violazione
delle clausole del diritto umano che concernono il diritto ad una
fornitura sufficiente di cibo e dei mezzi di sostentamento.
51. L’industria alimentare per l’allevamento di polli del Sig.
Sameh Sawafeary situata nel quartiere
Zeitoun a sud di Gaza City forniva più del
10% del mercato di uova. Bolldozer corazzati
dell’esercito israeliano hanno sistematicamente raso al suolo le stie
per polli, uccidendo i 31.000 polli al loro interno, ed hanno distrutto
piante e materiali necessari alla produzione. La Missione conclude
che questo è stato un deliberato atto di distruzione non giustificato
da alcuna necessità militare ed è giunta alle stesse conclusioni legali
del caso della distruzione del mulino Al Bader.
52. L’esercito israeliano ha anche attaccato il muro di uno
dei depositi di liquame del Gaza Waste Water
Treatment Plant, causando la fuoriuscita di più di 200.000 metri cubici
di liquame nelle terre agricole adiacenti. Le circostanze dell’attacco
al deposito suggeriscono che sia stato deliberato e premeditato. Il
complesso Namar Wells di Jabalya è dotato
di due pozzi, sistema di pompaggio, generatore, deposito carburante,
unità di serbatoio clorazione, edifici e attrezzatura correlata. Tutto
è stato distrutto dai molteplici attacchi aerei durante il primo giorno
dell’aggressione israeliana aerea. La Missione considera improbabile
che un obiettivo grande quanto le Namar
Wells possa essere stato colpito da attacco multiplo per sbaglio.
Non ha trovato inoltre alcun motivo che potesse giustificare attraverso
il vantaggio militare la distruzione del complesso, mai stato utilizzato
in precedenza da gruppi armati palestinesi. Considerando che il diritto
all’acqua è parte del diritto ad una alimentazione adeguata, la Missione
trae le medesime conclusioni legali del caso del mulino Al Bader.
53. Durante la visita alla Striscia di Gaza, la Missione ha
testimoniato l’estensione della distruzione di case residenziali provocata
da attacchi aerei, bombardamenti di mortaio e artiglieria, missili
e bulldozer. Apparentemente in alcuni casi i quartieri residenziali
sono stati bersaglio di bombe aeree e soggetti ad attacchi intensivi
con il fine di avvantaggiare le forze di terra israeliane. In altri
casi i dati raccolti dalla Missione suggeriscono fortemente che la
distruzione delle case sia stata eseguita senza che esistesse alcun
legame con la lotta ai gruppi armati palestinesi o senza che comportasse
alcun contributo all’azione militare. Combinando i risultati dell’inchiesta
fatta sul luogo con le immagini di UNOSAT e con le testimonianze pubblicate
dei soldati israeliani, la Missione conclude che, parallelamente alla
distruzione di case dovuta ad una cosiddetta “necessità operazionale”,
le forze israeliane sono coinvolte in una distruzione sistematica
di edifici civili messa in atto durante gli ultimi tre giorni della
loro presenza a Gaza, seppur coscienti dell’immediato ritiro. La condotta
dell’esercito israeliano ha perciò violato il principio di distinzione
tra obiettivi civili ed obiettivi militari ed ha commesso la grave
violazione di “distruzione estensiva….di
proprietà, non giustificata da necessità militare e condotta illegalmente
e promiscuamente”. L’esercito israeliano ha inoltre violato il diritto
ad una residenza adeguata delle famiglie colpite.
54. Gli attacchi ai complessi industriali, alle fabbriche alimentari
e alle infrastrutture idriche oggetto di inchiesta della Missione
sono parte di un più ampio disegno di distruzione, che include la
distruzione dell’unico impianto per l’imballo del cemento di Gaza
(l’impianto Atta Abu Jubbah), la fabbrica di conglomerato, altre aziende alimentari
per l’allevamento di polli e la fabbrica Al Wadia
produttrice di cibo e bevande. Le prove raccolte dalla Missione indicano
che c’è stata una deliberate e sistematica politica da parte delle
forze armate israeliane atta a colpire zone industriali e impianti
idrici.
10. Uso dei civili palestinesi come scudo umano
55. La Missione ha investigato quattro casi in cui l’esercito
israeliano ha costretto con la pistola puntata uomini civili palestinesi
a prendere parte ad incursioni nelle abitazioni durante le operazioni
militari (Capitolo XIV). Gli uomini palestinesi sono stati bendati
ed ammanettati per essere poi forzati ad entrare nelle case prima
dei soldati israeliani. In uno dei casi analizzati, i soldati israeliani
hanno ripetutamente obbligato un uomo ad entrare in una casa dove
erano nascosti combattenti palestinesi. Testimonianze pubblicate di
soldati israeliani che hanno preso parte alle operazioni militari
confermano il ripetuto uso di questa pratica, utilizzata nonostante
i chiari ordini impartiti dall’Alta Corte israeliana alle forze armate
di interrompere tale attività e nonostante le continue rassicurazioni
pubbliche rilasciate dalle forze armate secondo cui questa pratica
era stata bloccata. La Missione conclude che questa pratica equivale
ad utilizzare i palestinesi come scudo umano ed è pertanto proibita
dal diritto umanitario internazionale. Essa mette a rischio il diritto
alla vita dei civili in modo arbitrario e illegale e costituisce un
trattamento crudele ed inumano. L’uso di scudi umani è anche un crimine
di guerra. Gli uomini palestinesi usati come scudi umani sono stati
interrogati sotto minaccia di morte o violenza al fine di ottenere
informazioni riguardo Hamas, combattenti palestinesi e tunnel. Questo
costituisce un’ ulteriore violazione del diritto umanitario internazionale.
11. Privazione della libertà: palestinesi di Gaza detenuti durante
le operazioni militari israeliane dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio
2009
56. Durante le operazioni militari le forze armate israeliane
hanno radunato e detenuto un alto numero di civili all’interno di
case e spazi aperti a Gaza oppure, come nel caso di molti uomini palestinesi,
sono stati trasferiti in prigioni israeliane. Nei casi investigati
dalla Missione le prove raccolte indicano che nessuno dei civili detenuti
era in possesso di armi né rappresentava alcuna apparente minaccia
per i soldati israeliani. Il Capitolo XV dell’inchiesta svolta si
basa sulle interviste che la Missione ha realizzato con gli uomini
palestinesi che sono stati detenuti, così come sulla revisione che
la Missione ha fatto di altro materiale rilevante, includendo interviste
ai parenti e dichiarazioni di altre vittime sottoposte alla Missione.
57. Dalle prove raccolte la Missione riscontra numerose violazioni
del diritto umanitario internazionale e del diritto umano commesse
nel contesto di suddette detenzioni. I civili, donne e bambini inclusi,
sono stati detenuti in condizioni degradanti, privati di cibo, acqua
e accesso a strutture sanitarie ed esposti alle intemperie di gennaio
senza alcun riparo. Gli uomini sono stati ammanettati, bendati e continuamente
fatti spogliare, a volte denudati, più volte durante la detenzione.
58. Nell’area Al Atatra a nord-ovest
di Gaza le truppe israeliane hanno scavato buche di sabbia in cui
uomini, donne e bambini palestinesi sono stati detenuti. Carri armati
israeliani e artiglieria erano posizionati dentro le buche di sabbia
e intorno a loro e sparavano da postazioni vicine ai detenuti.
59. Gli uomini palestinesi trasferiti in centri di detenzione
in Israele sono stati costretti a condizioni degradanti di detenzione,
interrogatori severi, pestaggi e altri abusi fisici e mentali. Alcuni
di loro sono stati accusati di essere combattenti illegali. Quelli
intervistati dalla Missione sono stati rilasciati dopo che le procedure
contro di loro si sono apparentemente interrotte.
60. In aggiunta alla privazione arbitraria di libertà e alla
violazione dei diritti processuali, i casi dei detenuti palestinesi
evidenziano tratti comuni dell’interazione tra soldati israeliani
e civili palestinesi già emerso chiaramente in altri casi analizzati
in altri capitoli dell’inchiesta: abuso continuo e sistematico, oltraggio
alla dignità personale, comportamenti umilianti e degradanti contrari
ai principi fondamentali del diritto umanitario internazionale e del
diritto umano. La Missione conclude che la condotta tenuta nei confronti
di questi civili costituisce l’imposizione di una pena collettiva
su quelle persone e ad essa aggiunge misure di intimidazione e terrore.
Tali atti sono una grave violazione della Quarta Convenzione di Ginevra
e costituiscono un crimine di guerra.
12. Obiettivi e strategie delle operazioni militari israeliane
a Gaza.
61. La Missione ha riesaminato le informazioni disponibili
circa la pianificazione delle operazioni militari a Gaza, la tecnologia
militare avanzata a disposizione dell’esercito israeliano e la sua
conoscenza del diritto umanitario internazionale (Capitolo XVI). In
base ad informazioni ufficiali governative, le forze armate israeliane
hanno un elaborato consiglio legale e sistema di training sul posto
che è chiamato ad assicurare una debita conoscenza degli obblighi
legali rilevanti e a supportare i comandanti riguardo le norme sul
posto. Le forze armate israeliane dispongono di hardware molto sofisticati
e sono leader sul mercato nella produzione di alcuni dei più avanzati
dispositivi di tecnologia militare disponibili, UAVs
inclusi. Sono dotati di altissima capacità di precisione in più opzioni
di attacco, inclusi gli attacchi aerei e i lanci da terra.
Tenendo in considerazione la capacità di pianificare, l’alta tecnologia
a disposizione dei mezzi utilizzati per realizzare i piani e le dichiarazioni
dell’esercito israeliano secondo cui praticamente non sono stati commessi
errori, la Missione ritiene che quanto considerato nella sua inchiesta
sia il risultato di decisioni politiche deliberatamente pianificate.
62. Le tattiche utilizzate dall’esercito israeliano nell’offensiva
a Gaza fanno pensare a eventi precedenti, ultima la guerra in Libano
del 2006. Il concetto della dottrina Dahiya
è emerso successivamente, implicando l’applicazione di una forza sproporzionata
e la provocazione di ingenti danni e la distruzione della proprietà
civile e delle infrastrutture e la sofferenza della popolazione civile.
In base al riesame delle prove raccolte sul campo che essa stessa
ha testimoniato, la Missione conclude che ciò che era stato prescritto
come la migliore strategia sembra coincidere esattamente con quanto
è stato messo in pratica.
63. Nel quadro degli obiettivi militari israeliani che riguardano
le operazioni a Gaza, il concetto di “infrastrutture a supporto di
Hamas” è particolarmente preoccupante in quanto sembra trasformare
popolazione e beni civili in obiettivi legittimi. Dichiarazioni di
leader politici e militari rilasciate prima e durante le operazioni
a Gaza indicano che il concetto che ha l’esercito israeliano di cosa
sia necessario in una guerra contro Hamas, considera una distruzione
sproporzionata ed il massimo sconvolgimento delle vite di tante persone
un mezzo lecito per ottenere non solo una vittoria militare, ma anche
politica.
64. Le dichiarazioni rilasciate dai leader israeliani secondo
le quali la distruzione di beni civili sarebbe motivata da una risposta
al lancio di razzi (“distruggere 100 case per ogni razzo lanciato”),
indica la possibilità di ricorrere a rappresaglie. Secondo la Missione
le rappresaglie contro i civili durante le ostilità armate sono contrarie
al diritto umanitario internazionale.
13. L’impatto delle operazioni militari e del blocco della popolazione
di Gaza e dei suoi diritti umani
65. La Missione ha esaminato l’impatto combinato delle operazioni
militari, dell’assedio della popolazione di Gaza e il godimento dei
diritti umani spettanti. L’economia, le opportunità di impiego e il
sostentamento delle famiglie erano già severamente condizionate dal
blocco nel momento in cui l’offensiva israeliana è iniziata. Forniture
inadeguate di carburante per generare elettricità hanno avuto un impatto
negativo sulla produzione industriale, sull’attività degli ospedali,
sulla fornitura d’acqua alle case e sullo smaltimento dei rifiuti.
Le restrizioni sulle importazioni e il divieto di qualsiasi esportazione
da Gaza ha condizionato il settore industriale e la produzione agricola.
Il tasso di disoccupazione e la percentuale della popolazione che
vive al livello di povertà o al di sotto di esso stavano crescendo
al momento dell’offensiva israeliana.
66. In questa situazione già precaria, le operazioni militari
hanno distrutto una parte importante delle infrastrutture economiche.
Dato che la maggior parte delle fabbriche sono state prese di mira
e distrutte o danneggiate, la disoccupazione, la povertà e l’insicurezza
alimentare sono drammaticamente cresciute. Durante le operazioni militari
anche il settore agricolo ha sofferto in modo analogo a causa della
distruzione dei terreni agricoli, dei pozzi d’acqua e delle barche
da pesca. Il perpetrarsi dell’assedio impedisce la ricostruzione delle
infrastrutture economiche distrutte.
67. A causa della distruzione delle serre e dei terreni agricoli,
si prevede che l’insicurezza alimentare peggiori ulteriormente nonostante
le maggiori quantità di cibo introdotte nella Striscia di Gaza dall’inizio
delle operazioni. La dipendenza dall’assistenza alimentare cresce.
I livelli di sottosviluppo e magrezza nei bambini e la diffusione
dell’anemia sia nei bambini che nelle donne incinte erano preoccupanti
già prima delle operazioni militari. Gli stenti causati dall’ampia
distruzione di case (l’UNDP riporta un numero di case distrutte pari
a 3.354 e di 11.112 danneggiate) e il conseguente spostamento di persone,
colpisce particolarmente donne e bambini. Nel settore idrico/igienico,
la distruzione di infrastrutture (come la distruzione del pozzo di
Namar e l’attacco ai danni degli impianti
di trattamento dell’acqua descritti nel capitolo XIII) ha aggravato
la situazione preesistente. Già prima delle operazioni militari, l’80%
dell’acqua fornita a Gaza non rispettava gli standard di acqua potabile
dell’OMS. Lo scarico di acque nere non trattate o trattate solo parzialmente
nel mare è un ulteriore rischio sanitario che le operazioni militari
hanno aggravato.
68. Le operazioni militari e le vittime causate da esse hanno
posto il fragile settore sanitario di Gaza in una situazione ancora
più critica. Gli ospedali e le ambulanze sono stati presi di mira
dagli attacchi israeliani. I pazienti con problemi sanitari cronici
non hanno ricevute le cure in modo prioritario a causa del numero
di pazienti che riportavano ferite mortali. I pazienti con ferite
causate dal conflitto dovevano spesso essere dimessi il prima possibile
per liberare i letti. L’impatto sanitario a lungo termine di queste
dimissioni, così come le armi contenenti sostanze come tungsteno e
fosforo bianco, rimangono motivo di preoccupazione. Il numero esatto
di persone che riporterà disabilità permanenti è tuttora sconosciuto.
La Missione prende atto che molte persone che hanno subito ferite
traumatiche durante il conflitto, corrono ancora il rischio di riportare
disabilità permanenti dovute a complicazioni o a riabilitazione e
cure inadeguate.
69. Si prevede che il numero di individui che soffrono di problemi
di salute mentale aumenti. La Missione ha esaminato un numero di incidenti
in cui adulti e bambini sono stati testimoni dell’uccisione di famigliari
e parenti. I medici del Programma di Salute Mentale della Comunità
di Gaza hanno fornito informazioni alla Missione relativamente a disordini
psicosomatici, a diffusi stati di alienazione della popolazione e
di “stordimento” come risultato delle gravi perdite subite. Hanno
riferito alla Missione che queste condizioni possono favorire l’aumento
della facilità con cui viene usata la violenza ed anche l’estremismo.
I medici inoltre, hanno comunicato alla Missione che il 20% dei bambini
nella Striscia di Gaza soffre di Disordini da Stress Post Traumatico.
70. Le difficoltà di apprendimento dei bambini legate a motivi
psicologici sono aggravate dall’impatto del blocco e delle operazioni
militari sulle infrastrutture scolastiche. 280 scuole e asili sono
stati distrutti in un periodo in cui le restrizioni sull’importazione
di materiale edilizio vigenti non permettevano di ristrutturare gli
edifici scolastici in condizioni precarie.
71. L’attenzione della Missione è stata attirata dalla particolare
modalità in cui le donne sono state colpite dalle operazioni militari.
I casi di donne intervistate dalla Missione a Gaza hanno drammaticamente
illustrato il dolore provocato dal sentimento d’incapacità di fornire
la sicurezza e le cure necessarie ai bambini. Il senso di responsabilità
delle donne verso la casa e i bambini le forza spesso a nascondere
la loro sofferenza, senza quindi la possibilità di far fronte alle
loro necessità. Il numero di donne che incarna l’unica fonte di reddito
della famiglia è cresciuto ma le loro opportunità’ di impiego rimangono
drasticamente inferiori rispetto a quelle maschili. Le operazioni
militari hanno incrementato la povertà e le potenzialità di conflitto
interno alla famiglia e anche tra le donne vedove e i loro parenti
acquisiti.
72. La Missione riconosce che la fornitura di beni umanitari,
in particolare derrate alimentari, permessa nella Striscia di Gaza
da Israele, è aumentata temporaneamente durante le operazioni militari.
Il livello di beni permessi a Gaza prima delle operazioni, tuttavia,
era insufficiente a soddisfare i bisogni della popolazione anche prima
che scoppiassero le ostilità, ed è diminuito nuovamente al concludersi
delle operazioni. Dai fatti accertati dalla Missione, essa crede che
Israele abbia violato i suoi obblighi relativi al libero passaggio
di tutte le forniture di medicinali e di materiale medico, cibo e
vestiti (articolo 23 della Quarta Convenzione di Ginevra).
La Missione ha inoltre rilevato che Israele ha violato obblighi specifici
in qualità di Potere Occupante, come chiaramente illustrato nella
Quarta Convenzione di Ginevra, come ad esempio l’obbligo a mantenere
in attività centri medici e ospedalieri e fornire i servizi correlati
nonché a concordare programmi di soccorso nel caso in cui i territori
occupati non siano adeguatamente forniti.
73. La Missione ha inoltre concluso che la distruzione da parte
delle forze armate israeliane di edifici residenziali privati, di
pozzi, cisterne, terre agricole e serre è stata portata avanti con
l’intento di privare la popolazione della Striscia di Gaza del proprio
sostentamento. La Missione ha evidenziato che Israele ha violato il
suo obbligo a rispettare il diritto della popolazione della Striscia
ad avere un adeguato standard di vita, incluso l'accesso adeguato
a cibo, acqua e case. La Missione inoltre, ha rilevato violazioni
di specifiche disposizioni relative alla protezione dei diritti umani
dei bambini, particolarmente di quelli che sono vittime di conflitti
armati, ma anche di donne e disabili.
74. Le condizioni di vita a Gaza che risultano dalle azioni
deliberate delle forze israeliane e dalle politiche dichiarate del
Governo di Israele – come sono state presentate dai suoi autorizzati
e legittimi rappresentanti – riguardo alla Striscia di Gaza – prima,
durante e dopo le operazioni militari – vanno a indicare l’intenzione
di infliggere punizioni collettive alla popolazione di Gaza in violazione
del diritto umanitario internazionale.
75. Infine, la Missione ha considerato la possibilità che la
serie di atti che hanno privato la popolazione della Striscia di Gaza
dei suoi mezzi di sostentamento, lavoro, case e acqua, le azioni che
negano la libertà di movimento e il diritto ad entrare e uscire dal
proprio paese, le azioni che limitano l’accesso alle corti di giustizia
e ai mezzi di ricorso legale, potrebbero essere considerate come persecuzione,
un crimine contro l’umanità. Dai fatti a disposizione della Missione,
essa crede che alcune delle azioni del Governo di Israele potrebbero
giustificare l’indagine di una commissione di giustizia competente
che indaghi in merito ai crimini contro l’umanità commessi.
14. La continua detenzione del soldato israeliano Gilad
Shalit
76. La Missione rileva che la detenzione di Gilad
Shalit, membro delle forze armate israeliane
catturato nel 2006 da un gruppo armato palestinese, continua. Come
reazione alla sua cattura, il Governo israeliano ha ordinato svariati
attacchi contro le infrastrutture della Striscia di Gaza e gli uffici
dell’Autorità Palestinese, e ha inoltre arrestato otto Ministri del
Governo Palestinese e ventisei membri del Consiglio Legislativo Palestinese.
La Missione ha ascoltato testimoni che indicano che durante le operazioni
militari di dicembre 2008 – gennaio 2009, i palestinesi catturati
sono stati interrogati dai soldati israeliani in merito alla località
in cui si trovava Gilad Shalit. Il padre di Gilad Shalit, Noam Shalit, si è presentato di fronte alla Missione durante l’udienza
pubblica tenutasi a Ginevra il 6 luglio 2009.
77. La Missione crede che, in quanto soldato che appartiene
alle forze armate israeliane e che è stato fatto prigioniero durante
un’incursione nemica in Israele, Gilad Shalit
rientri nello status di prigioniero di guerra sancito dalla Terza
Convenzione di Ginevra. In quanto tale, dovrebbe essere protetto,
trattato umanamente e gli dovrebbe essere permessa la comunicazione
con l’esterno secondo quanto stabilito dalla Convenzione. Il Comitato
Internazionale della Croce Rossa dovrebbe avere il diritto di visitarlo
immediatamente. Inoltre, informazioni riguardanti le sue condizioni
dovrebbero essere fornite alla sua famiglia in modo tempestivo.
78. La Missione esprime preoccupazione per le dichiarazioni
rilasciate da diversi ufficiali israeliani, i quali hanno manifestato
l’intenzione di mantenere il blocco della Striscia di Gaza fino al
rilascio di Gilad Shalit. La Missione reputa
che ciò costituirebbe una punizione collettiva della popolazione civile
della Striscia di Gaza.15. Violenza interna e presa di mira di affiliati
di Fatah da parte dei servizi di sicurezza sotto il controllo
delle autorità di Gaza.
79. La Missione ha ottenuto informazioni riguardo alla violenza
esercitata ai danni di oppositori politici da parte dei servizi di
sicurezza che dipendono dalle autorità di Gaza. Queste informazioni
includono l’uccisione di diversi residenti di Gaza tra l’inizio delle
operazioni militari israeliane e il 27 febbraio 2009. Tra questi residenti
si contano alcuni detenuti che si trovavano nella prigione al-Saraya
il 28 dicembre, e che sono evasi in seguito all’attacco aereo israeliano.
Non tutti coloro che sono stati uccisi una volta evasi erano membri
di Fatah, detenuti per ragioni politiche,
o accusati di collaborazione col nemico. Alcuni degli evasi erano
stati condannati per gravi crimini, come traffico di droga e omicidio,
ed erano stati condannati a morte. La Missione è stata informata che
a molti membri di Fatah è stata negata la
libertà di movimento o sono stati posti agli arresti domiciliari durante
le operazioni militari di Israele a Gaza. Secondo le autorità di Gaza,
gli arresti sono stati effettuati solo al termine delle operazioni
militari israeliane e solo in relazione ad atti criminosi o per poter
ristabilire l’ordine pubblico.
80. La Missione ha raccolto informazioni di prima mano riguardo
a cinque casi di membri di Fatah detenuti,
uccisi o sottoposti ad abusi fisici da parte di membri delle forze
di sicurezza o di gruppi armati a Gaza. Nella maggior parte dei casi,
le persone sequestrate dalla propria casa o detenute con altre modalità
secondo le informazioni raccolte, non erano state accusate di reati
connessi a specifici incidenti, ma prese di mira a causa della loro
appartenenza politica. Nel caso di accuse mosse a loro carico, esse
risultavano sempre legate ad attività politiche sospette. Le dichiarazioni
dei testimoni e i rapporti forniti da organizzazioni di diritti umani
locali e internazionali, mostrano similarità sorprendenti e indicano
che questi attacchi non sono stati compiuti in modo casuale ma facevano
parte di un piano di violenza diffusa diretto principalmente a danneggiare
i membri o i sostenitori di Fatah. La Missione
crede che tali azioni costituiscano gravi violazioni dei diritti umani
e non siano in accordo con la Dichiarazione Universale dei Diritti
dell’Uomo e nemmeno con la Basic Law palestinese.
D. I Territori Occupati Palestinesi: Cisgiordania e Gerusalemme
Est.
81. La Missione considera gli avvenimenti a Gaza e in Cisgiordania
come strettamente correlati e li ha analizzato entrambi al fine di
raggiungere un livello di comprensione che fosse suffragato da informazioni
e per al fine di riportare i fatti, come descritto nel mandato della
Missione.
82. Una conseguenza del rifiuto di Israele a cooperare è che
alla Missione non è stato permesso di recarsi in Cisgiordania per
investigare presunte violazioni del diritto internazionale in quel
territorio. Tuttavia, la Missione ha ricevuto molti rapporti orali
e scritti e altro materiale rilevante da istituzioni e organizzazioni
per i diritti umani israeliane, palestinesi e internazionali. In aggiunta,
la Missione ha incontrato rappresentanti di organizzazioni per i diritti
umani, membri della legislatura palestinese e alti esponenti della
comunità. Ha sentito esperti, testimoni e vittime in udienze pubbliche,
ha intervistato gli individui coinvolti, i testimoni e ha esaminato
il materiale video e fotografico ricevuto.
16. Trattamento dei palestinesi da parte delle forze di sicurezza
israeliane in Cisgiordania e l’uso eccessivo o letale della forza
durante le manifestazioni
83. Diversi testimoni ed esperti hanno informato la Missione
del netto incremento nell’uso della forza da parte delle forze di
sicurezza israeliane contro i palestinesi in Cisgiordania a partire
dall’inizio delle operazioni israeliane a Gaza (vedere Capitolo XIX).
Molti dimostranti sono stati uccisi o feriti dalle forze israeliane
durante le manifestazioni palestinesi, incluse quelle in supporto
della popolazione di Gaza sotto attacco. Durante l’operazione a Gaza
il livello di violenza impiegato in Cisgiordania non è calato, e nemmeno
al termine della stessa.
84. La Missione esprime particolare preoccupazione riguardo
alle accuse di uso eccessivo o letale della forza da parte delle forze
di sicurezza israeliane, l’uso di munizioni cariche e le disposizioni
delle forze armate israeliane di “aprire il fuoco” secondo regole
differenti nei casi di disordini in cui erano presenti solo palestinesi
o a cui partecipavano israeliani. Ciò fa sorgere serie preoccupazioni
riguardo alle politiche discriminatorie verso i palestinesi. Testimoni
oculari hanno anche riferito alla Missione che nel caso di controllo
della folla è stato impiegato il fuoco di cecchini. I testimoni hanno
riferito di un’atmosfera spiccatamente diversa incontrata nei casi
di confronto coi soldati e la polizia di frontiera durante le manifestazioni
in cui tutti i controlli e i freni erano stati rimossi. Molti testimoni
hanno riferito alla Missione che durante le operazioni a Gaza l’atmosfera
in Cisgiordania era di “libertà per tutti”, dove tutto era permesso.
85. Non è soddisfacente il poco che fa l’autorità israeliana
riguardo a investigare, accusare e punire la violenza, in certi casi
omicidi, degli individui (coloni e membri delle forze di sicurezza)
a danno dei palestinesi, se risulta in situazioni di impunità. La
Missione ha concluso che Israele ha fallito nel rispettare i suoi
obblighi di proteggere i palestinesi dalla violenza di singoli individui
sia nel rispetto del diritto internazionale dei diritti umani che
del diritto umanitario internazionale.
17. Detenzione di palestinesi nelle carceri israeliane
86. È stato stimato che dall’inizio dell’occupazione, circa
700,000 palestinesi – uomini, donne e bambini – siano stati detenuti
in Israele. Secondo le stime aggiornate all’1 giugno 2009, ci sono
circa 8,100 ‘prigionieri politici’ palestinesi detenuti in Israele,
inclusi 60 donne e 390 bambini. La maggior parte di questi detenuti
sono accusati o condannati dal Tribunale Militare israeliano che opera
in Cisgiordania esclusivamente per i palestinesi, e in cui i diritti
processuali previsti sono molto limitati per i palestinesi. Molti
di loro sono trattenuti in detenzione amministrativa e altri secondo
la legge israeliana sugli unlawful combatants.
87. La Missione si è concentrata su determinati aspetti relativi
ai detenuti palestinesi, che reputa connessi alle operazioni militari
israeliane Gaza di dicembre e gennaio o al loro contesto.
88. I procedimenti legali a partire dal ritiro di Israele da
Gaza nel 2005, hanno evidenziato trattamenti differenziati per i detenuti
di Gaza. Una legge del 2006 ha alterato le garanzie processuali ed
è applicata solo ai sospetti palestinesi, la cui stragrande maggioranza
proviene da Gaza (secondo fonti governative israeliane). Il Programma
di visite familiari del Comitato Internazionale della Croce Rossa
nella Striscia di Gaza è stato sospeso nel 2007, bloccando ogni via
di comunicazione tra i prigionieri di Gaza e il mondo esterno.
89. Durante le operazioni militari israeliane a Gaza, il numero
di bambini detenuti da Israele è aumentato rispetto allo stesso periodo
del 2008. Secondo alcuni resoconti molti bambini sono stati arrestati
in strada e/o durante le manifestazioni in Cisgiordania nel periodo
delle operazioni a Gaza. Il numero di bambini detenuti ha continuato
a essere alto nei mesi seguenti alla fine delle operazioni, così come
le denunce di abusi da parte delle forze di sicurezza israeliane.
90. Una caratteristica delle pratiche di detenzione di palestinesi
da parte di Israele, a partire dal 2005, è stato l’arresto di affiliati
di Hamas. Qualche mese prima delle elezioni del Consiglio Legislativo
Palestinese (PLC), Israele ha arrestato diverse persone che avevano
preso parte a elezioni municipali o del PLC. In seguito alla cattura
del soldato israeliano Gilad Shalit da parte di gruppi
armati palestinesi, l’esercito israeliano ha arrestato 65 membri del
PLC, sindaci e Ministri, per lo più membri di Hamas. Sono stati tutti
detenuti per almeno due anni, in genere in condizioni inadeguate.
Altri arresti di leader di Hamas sono stati effettuati durante le
operazioni militari a Gaza. La detenzione di membri del PLC ha significato
che tale organismo non ha potuto funzionare né esercitare le sue funzioni
legislative e di supervisione dell’esecutivo palestinese.
91. La Missione ha concluso che tali pratiche hanno costituito
violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario,
incluso il divieto di detenzione amministrativa, il diritto a uguale
protezione in termini di legge e alla non discriminazione basata su
credo politici e la speciale protezione a cui hanno diritto i bambini.
La Missione ha inoltre sottolineato che la detenzione dei membri del
PLC potrebbe equivalere a metodi di punizione collettiva contrari
al diritto umanitario internazionale.
18. Restrizioni della libertà di movimento in Cisgiordania
92. Israele ha imposto in Cisgiordania un sistema di restrizioni
di movimento per lungo tempo .
Il movimento è limitato attraverso una combinazione di ostacoli fisici
come blocchi stradali, checkpoint e il Muro, ma anche attraverso misure
amministrative come carte di identità, permessi, residenza assegnata,
leggi di ricongiungimento familiare e politiche relative al diritto
di entrata dall’estero e il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi.
Ai palestinesi è negato l’accesso alle aree espropriate per la costruzione
del Muro e le sue infrastrutture, per la costruzione di colonie, zone
cuscinetto, basi militari e zone di esercitazioni militari, nonché
le strade costruite per collegare questi luoghi. Molte di queste strade
sono “solo per israeliani” e quindi proibite ai palestinesi. Decine
di migliaia di palestinesi ogni giorno incorrono nel “divieto di spostarsi”
imposto da Israele, non potendo quindi viaggiare all’estero. Molti
testimoni ed esperti invitati per un colloquio con la Missione ad
Amman o alle udienze a Ginevra, non hanno potuto incontrare la Missione
a causa di questo divieto.
93. La Missione ha ricevuto rapporti che riferiscono che le
limitazioni di movimento sono state accentuate durante l’offensiva
israeliana a Gaza. Israele ha imposto una “chiusura” della Cisgiordania
per molti giorni. In aggiunta, i checkpoint in Cisgiordania sono stati
aumentati, anche a Gerusalemme Est, per la durata delle operazioni.
Molti di questi posti di blocco erano i cosiddetti checkpoint “volanti”.
Nel gennaio 2009 molte aree della Cisgiordania tra il Muro e la Linea
Verde sono state dichiarate “aree militari chiuse”.
94. Durante e in seguito alle operazioni a Gaza, Israele ha
accresciuto il suo controllo della Cisgiordania attraverso un maggior
livello di espropriazioni, un numero più elevato di demolizione di
case, ordini di demolizione e di permessi concessi per costruire case
nelle colonie, nonché un maggior sfruttamento delle risorse naturali
in Cisgiordania. In seguito alle operazioni a Gaza, Israele ha modificato
le norme che regolano le possibilità di una persona che possiede una
carta di identità di Gaza di spostarsi in Cisgiordania e vice versa,
radicando ulteriormente la separazione tra la popolazione di Gaza
e della Cisgiordania.
95. Il Ministero dell’Edilizia israeliano sta pianificando
la costruzione di altre 73,000 case nelle colonie in Cisgiordania.
La costruzione di 15,000 di queste unità abitative è già stata approvata,
e, se i piani saranno realizzati, il numero dei coloni israeliani
nei Territori Palestinesi Occupati raddoppierà.
96. La Missione crede che le restrizioni di movimento e accesso
a cui sono sottoposti i palestinesi della Cisgiordania siano sproporzionati
rispetto a qualsiasi obiettivo militare perseguito, e in particolare
in relazione alle ulteriori restrizioni durante, e per certi versi
in seguito, l’operazione militare a Gaza. Inoltre, la Missione esprime
preoccupazione riguardo alle azioni intraprese recentemente volte
a formalizzare la separazione tra Gaza e la Cisgiordania, e quindi
tra le due parti dei Territori Occupati.
19. Violenza interna e persecuzione dei sostenitori di Hamas
da parte dell’Autorità Palestinese, restrizioni sulla libertà di espressione
e di assemblea
97. La Missione ha ricevuto accuse di rilevanti violazioni
del suo mandato commesse dall’Autorità Palestinese nel periodo di
inchiesta. Queste includono violazioni relative al trattamento dei
(sospetti) affiliati ad Hamas da parte dei servizi di sicurezza, compresi
arresti illegali e detenzioni.Diverse organizzazioni per i diritti umani palestinesi
hanno denunciato che le pratiche impiegate dalle forze di sicurezza
dell’Autorità Palestinese in Cisgiordania equivalgono a tortura e
trattamenti e punizioni crudeli inumani e degradanti. C’è stato un
numero di casi di morti in detenzioni dove si sospetta che la tortura
o altri maltrattamenti hanno contribuito o causato la morte del detenuto.
I reclami circa l’utilizzo di queste pratiche non sono stati investigati.
98. Sono state inoltre ricevute accuse relative all’utilizzo
di forza eccessiva e alla soppressione di dimostrazioni da parte dei
servizi di sicurezza palestinesi (in particolare quelle in supporto
alla popolazione di Gaza durante le operazioni militari israeliane).
In queste occasioni i servizi di sicurezza dell’Autorità Palestinese
hanno presumibilmente arrestato molti individui e impedito ai media
di riportare gli eventi. La Missione ha anche ricevuto accuse di persecuzione
da parte dei servizi di sicurezza di giornalisti che esprimevano punti
di vista critici.
99. L’inattività del Consiglio Legislativo Palestinese in seguito
all’arresto e detenzione da parte di Israele di diversi suoi membri
ha in effetti impedito la possibilità di supervisione del parlamento
sull’esecutivo dell’ANP. L’esecutivo ha passato una serie di decreti
e regolamentazioni per permettere il suo funzionamento giornaliero.
100. Altre accuse includono la chiusura arbitraria di Hamas
e di altri gruppi islamici, associazioni ed enti di beneficenza affiliati
o la revoca o il non rinnovo delle loro licenze, il rimpiazzo forzato
dei membri guida delle scuole islamiche e altre istituzioni e il licenziamento
di insegnanti affiliati ad Hamas.
101. L’Autorità Palestinese continua a licenziare un largo
numero di impiegati civili e militari, o sospendere I loro salari,
con il pretesto di “non fedeltà all’autorità legittima” o “non ottenimento
dell’approvazione di sicurezza” sulle loro nomine, che sono diventati
un pre-requisito nei servizi pubblici. Di fatto, queste misure significa
l’esclusione dei sostenitori o affiliati di Hamas dagli impieghi nel
settore pubblico.
102. La Missione è del parere che le misure riportate sono
in violazione degli obblighi dell’Autorità Palestinese derivanti dalla
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU) e la Legge Fondamentale
Palestinese.
20. Impatto sui civili degli attacchi con razzi e mortai da
parte dei palestinesi nel sud di Israele
103. I gruppi armati palestinesi hanno lanciato circa 8000
razzi e mortai nel sud del Libano dal 2001 (Capitolo XIII). Mentre
comunità come Sderot e Kibbutz Nir-Am sono state
nel raggio dei razzi e mortai fin dall’inizio, il raggio è incrementato
a circa 40 Km dal confine di Gaza, comprendendo paesi al nord quanto
Ashdod, durante le operazioni militari a Gaza.
104. Dal 18 giugno 2008, I razzi lanciati dai gruppi armati
palestinesi hanno ucciso 3 civili in Israele e 2 civili a Gaza quando
un razzo è atterrato vicino al confine il 26 dicembre 2008. Secondo
resoconti, oltre 1000 civili in Israele sono stati fisicamente feriti
come conseguenza di attacchi di razzi e mortai, 918 dei quali sono
stati feriti nel periodo delle operazioni militari israeliane a Gaza.
105. La Missione ha preso atto in particolare dell’alto livello
di traumi psicologici sofferti dalla popolazione civile in Israele.
Dati raccolti da una organizzazione israeliana in ottobre 2007 hanno
rivelato che il 28.4% degli adulti e il 72-94% dei ragazzi in Sderot
hanno sofferto di Disordini di Stress da Post-Trauma. 1596 persone
sono state curate in seguito alla fine dell’operazione.
106. Razzi e mortai hanno danneggiato case, scuole e macchine
nel sud di Israele. Il 5 marzo 2009 un razzo colpì una sinagoga in
Netivot. I razzi e i mortai hanno avuto
un impatto negativo sul diritto all’educazione di ragazzi e adulti
che vivono nel sud di Israele. Questo in conseguenza della chiusura
di scuole e l’interruzione delle lezioni a causa di allarmi e fughe
verso i rifugi. Si riscontra anche una diminuzione nella capacità
di apprendimento in individui che incorrono in traumi psicologici.
107. I razzi e I mortai hanno avuto anche un impatto negativo
sulla vita economica e sociale delle comunità colpite. In comunità
come Ashdod, Yavne, Beer Sheba, che sono incorse in
in attacchi di razzi per la prima volta durante le operazioni
militari a Gaza, c’è stata una breve interruzione della vita economica
e culturale dovuta al temporaneo spostamento di alcuni dei loro abitanti.
Per i paesi vicini al confine con Gaza che sono stati sotto il lancio
di razzi e mortai fin dal 2001, la recente escalation ha ulteriormente
incrementato l’esodo dei residenti dall’area.
108. La Missione ha appurato che i razzi e, in misura minore,
i mortai, lanciati dai gruppi armati palestinesi non possono essere
diretti specificamente contro obiettivi militari e sono stati lanciati
in aree con presenza di civili. La Missione ha inoltre appurato che
questi attacchi costituiscono attacchi indiscriminati sulla popolazione
civile del sud di Israele e dove non ci sono obiettivi intenzionalmente
militari e i razzi e i mortai sono lanciati sulla popolazione civile,
questo costituisce un attacco deliberato sulla popolazione civile.
Questi attacchi sono crimini di guerra e possono equivalere a crimini
contro l’umanità. Data l’apparente inabilità dei gruppi armati palestinesi
di dirigere i razzi e i mortai verso specifici obiettivi e dato che
gli attacchi hanno causato danni molto limitati alle risorse militari
israeliane, la Missione trova che ci sono prove significative per
suggerire che il proposito primario degli attacchi con razzi e mortai
sia la diffusione del terrore tra la popolazione civile israeliana,
una violazione del diritto internazionale.
109. Notando che qualche gruppo armato palestinese, insieme
ad Hamas, abbia pubblicamente espresso la loro intenzione di colpire
i civili come rappresaglia per le vittime civili a Gaza a causa delle
operazioni militari israeliane, la Missione ritiene che le rappresaglie
contro i civili in conflitti armati siano contrarie al diritto internazionale
umanitario.
110. La Missione nota che le perdite relativamente ridotte
di civili in Israele sono dovute in gran parte alle precauzioni prese
da Israele. Queste includono un sistema di pronto allarme, la fornitura
di ripari pubblici e la fortificazione di scuole e altri edifici pubblici
a costi elevati – una programmazione di 460 milioni di dollari tra
il 2005 e 2011 – per il governo israeliano.La Missione è fortemente preoccupata, in ogni caso,
circa la mancanza di sistemi di pronto allarme e ripari pubblici per
le comunità israeliane palestinesi non riconosciute e in alcuni dei
villaggi non riconosciuti che sono nel raggio dei razzi e mortai lanciati
dai gruppi armati palestinesi di Gaza.
21. Repressione del dissenso in Israele, il diritto di accesso
all’informazione e il trattamento dei difensori dei diritti umani
111. La Missione ha ricevuto rapporti di individui e gruppi
che, visti come fonti di critica delle operazioni militari israeliane
sono stati soggetti a repressione o tentata repressione da parte del
governo di Israele. Nel mezzo di un alto supporto per le operazioni
militari israeliane a Gaza da parte della popolazione ebraica, ci
sono state anche diffuse proteste contro le operazioni militari in
Israele. Centinaia di migliaia – soprattutto, ma non esclusivamente,
palestinesi cittadini di Israele – hanno protestato. Mentre nella
maggior parte dei casi le proteste sono state permesse, ci sono stati
casi, secondo resoconti, in cui i dimostranti hanno avuto difficoltà
nell’ottenere permessi (in particolare in aree abitate principalmente
da palestinesi israeliani. 715 persone in Israele e nella Gerusalemme
Est occupata sono state arrestate durante le proteste. In apparenza
non ci sono stati arresti di contro-manifestanti e il 34% degli arrestati
erano sotto i 18 anni. La Missione ha notato che una porzione relativamente
piccola dei protestanti è stata arrestata. La Missione esorta il Governo
di Israele che le autorità di polizia rispettino i diritti di tutti
i cittadini, senza discriminazioni, e includendo la libertà di espressione
e il diritto di riunirsi pacificamente, come garantito dalla CIDCP
(Convenzione Internazionale Diritti Civili e Politici).
112. La Missione nota con preoccupazione l’esistenza di esempi
di violenza psicologica ai danni dei dimostranti commesse da membri
della polizia, incluse le percosse sui dimostranti e altri condotte
inappropriate da parte della polizia inclusi cittadini palestinesi
di Israele che sono stati arrestati per discriminazione razziale e
i commenti sui membri femminili delle loro famiglie. L’articolo 10
del CIDCP prevede che gli chiunque venga privato della propria libertà
sia trattato con umanità e rispetto per l’inerente dignità della persona
umana.
113. Dei dimostranti portati davanti alle corti israeliane,
sono stati i palestinesi israeliani ad essere detenuti in modo sproporzionato
mentre il processo era in corso. L’elemento di discriminazione e trattamento
differenziale tra cittadini palestinesi e israeliani da parte delle
autorità giudiziarie, come indicato dai resoconti ricevuti, è causa
di sostanziale preoccupazione.
114. Gli interrogatori degli attivisti politici da parte dei
Servizi di Sicurezza Generali israeliani sono stati menzionati come
azioni che hanno contribuito più significativamente all’istaurazione
di un clima di tensione in Israele. La Missione è preoccupata circa
l’obbligo per gli attivisti politici di esser interrogati dallo Shabbak,
in assenza di qualsiasi obbligo legale a farlo, e in particolare sui
presunti interrogatori degli attivisti politici circa le loro attività
politiche.
115. La Missione ha ricevuto resoconti di indagini fatte dal
governo israeliano su New Profile su accusa
di incitamento alla diserzione, un reato criminale, resoconti secondo
i quali il governo stava cercando di tagliare i fondi dei governi
esteri a “Breaking the Silence”,
in seguito alla sua pubblicazione di testimonianze di soldati israeliani
sulla condotta delle forze armate israeliane a Gaza nel dicembre 2008
e gennaio 2009. La Missione teme che le azioni del governo israeliano
nei confronti di questa organizzazione possa avere effetti intimidatori
su altre organizzazioni di difesa dei diritti umani. La Dichiarazione
sulla Difesa dei Diritti Umani garantisce il diritto di “sollecitare,
ricevere e utilizzare ricorse per l’espresso proposito di promuovere
e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali attraverso
mezzi pacifici”. Se motivato come reazione all’esercizio da parte
dell’associazione del diritto alla libertà d’espressione, facendo
lobby verso i governi esteri affinché interrompano i fondi, questo
sarebbe contrario allo spirito della Dichiarazione.
116. Il governo israeliano ha imposto un divieto sull’accesso
dei media a Gaza in seguito al 5 novembre 2008. Inoltre, l’accesso
è stato negato alle associazioni di diritti umani e il divieto continua
per qualche organizzazione israeliana e internazionale. La Missione
non trova nessuna ragione che giustifichi tale divieto di accesso.
La presenza di giornalisti e osservatori di organizzazioni per la
difesa dei diritti umani aiutano le ricerche e i resoconti pubblici
della condotta delle parti durante il conflitto e la loro presenza
può inibire comportamenti scorretti. La Missione trova che Israele,
nelle sue azioni contro gli attivisti politici, le ONG e i media,
ha cercato di ridurre il giudizio pubblico della sua condotta sia
durante le operazioni militari a Gaza sia per le conseguenze che queste
operazioni hanno avuto per la popolazione di Gaza, nel tentativo di
evitare investigazioni e resoconti pubblici.
a. Responsabilità
22. Procedure portate avanti o che vengono portate avanti e
risposte di Israele alle accuse di violazioni da parte delle forze
di sicurezza contro palestinesi (Capitolo XXV)
117. Investigazioni e, se appropriati, processi di coloro sospetti
di gravi violazioni sono un passo necessario se deve essere assicurato
il rispetto per i diritti umani e il diritto umanitario e per evitare
lo sviluppo di un clima di impunità. Gli stati hanno il dovere secondo
il diritto internazionale di investigare accuse di violazioni.
118. La Missione ha preso in rassegna informazioni pubbliche
e rapporti del governo israeliano circa azioni prese per sollevarsi
dal suo obbligo di investigare presunte violazioni. Ha destinato a
Israele una serie di domande su questa questione, ma senza ricevere
risposta.
119. In risposta ad accuse di serie violazioni delle leggi
sui diritti umani e del diritto internazionale umanitario, l’Avvocatura
Generale Militare ha ordinato qualche investigazione criminale che
è stata chiusa due settimane dopo concludendo che le accuse “si basavano
su dicerie”. Le forze militari israeliane hanno anche pubblicato i
risultati di cinque speciali indagini eseguite da ufficiali degli
alti ranghi militari, concludendo che “per tutto il conflitto a Gaza,
le FDI (Forze di Difesa Israeliane) hanno agito in conformità al diritto
internazionale”, ma le investigazioni, secondo resoconti, hanno riportato
un piccolo numero di errori. Il 30 Luglio 2009 i media hanno riportato
che l’Avvocatura Generale Militare ha ordinato alla Polizia Militare
di indire investigazioni penali di 14 casi su circa 100 accuse di
condotte criminali da parte dei soldati. Nessun dettaglio è stato
fornito.
120. La Missione ha visionato il sistema interno israeliano
di indagine e procedimento in base alla sua legislazione nazionale
e alla luce della pratica.
Il sistema comprende: a) procedure disciplinari b) interrogatori operativi
c) indagini speciali, eseguite da un ufficiale superiore su richiesta
del Capo di Stato Maggiore e d) investigazioni della Polizia Militare,
portate avanti dal Divisione Investigativa Criminale della Polizia
Militare. Al centro del sistema giacciono le cosiddette “indagini
operative”. Queste sono revisioni di incidenti e operazioni condotte
da soldati della stessa unità o linea di comando insieme ad un ufficiale
superiore. Sono intese a servire propositi operativi.
121. Il diritto internazionale sui diritti umani e il diritto
umanitario richiede agli stati di indagare e, se è il caso, perseguire
accuse di serie violazioni da pare del personale militare. Il diritto
internazionale ha anche stabilito che tali investigazioni devono conformarsi
a parametri di imparzialità, indipendenza, prontezza ed efficacia.
La Missione sostiene che il sistema israeliano di indagine non si
conforma a tali principi. Per quanto riguarda le “indagini operative”,
usate dalle forze armate israeliane come strumento di indagine, la
Missione è del parere che uno strumento designato per la revisione
dei comportamenti e per imparare lezioni può difficilmente essere
uno strumento di indagine efficace ed imparziale che dovrebbe essere
istituito dopo ogni azione militare dove vengono mosse accuse gravi
di violazioni. Non si conforma ai principi internazionalmente riconosciuti
di imparzialità e prontezza nelle indagini. Il fatto che indagini
penali appropriate posso solamente iniziare dopo che le “indagini
operative” sono finite è un difetto grave nel sistema israeliano di
indagine.
122. La Missione conclude che ci sono seri dubbi circa la volontà
di Israele di portare avanti investigazioni genuine in modo imparziale,
indipendente, tempestivo ed efficace come richiesto dal diritto internazionale.
La Missione è anche del parere che il sistema israeliano nel complesso
presenta inerenti caratteristiche discriminatorie che rende il perseguimento
delle vittime palestinesi molto difficile.
23. Procedure eseguite e che vengono eseguite dall’autorità
Palestinese (Capitolo XXVI)
(a) Procedure relative alle azioni nella Striscia di Gaza
123. La Missione non ha trovato nessuna prova di alcun sistema
pubblico di monitoraggio pubblico o assegnazione di responsabilità
per gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e delle
leggi sui diritti umani istituito dalle autorità di Gaza. La Missione
è preoccupata della consistente mancanza di considerazione del diritto
internazionale umanitario con cui i gruppi armati nella Striscia di
Gaza hanno condotto le proprie attività armate, con razzi e mortai,
diretti contro Israele. Nonostante qualche resoconto mediatico, la
Missione è convinta che le autorità non abbiano preso alcuna iniziativa
efficace e genuina per affrontare la questione seria delle violazioni
del diritto internazionale umanitario nella condotta di attività armate
da parte dei gruppi militanti nella Striscia di Gaza.
124. Nonostante dichiarazioni o qualsiasi azioni che le autorità
di Gaza possano aver preso, e delle quali la Missione non è al corrente,
la Missione considera anche che le accuse di uccisioni, tortura e
maltrattamenti all’interno della Striscia di Gaza siano passate per
la maggior parte senza indagini.
(b) Procedure relative ad azioni in Cisgiordania
125. Per quanto riguarda violazioni rilevanti identificate
in Cisgiordania, con rare eccezioni, sembra che ci sia stato un grado
di tolleranza verso le violazioni dei diritti umani degli oppositori
politici, il che è risultato in una mancata attribuzione di responsabilità
per tali azioni. Il Ministro degli Interni ha anche ignorato le decisioni
dell’Alta Corte di rilasciare un numero di detenuti o di riaprire
qualche associazione chiusa dall’amministrazione.
126. In tali circostanze, la Missione non può considerare come
significative le azioni prese dall’Autorità Palestinese per una significativa
attribuzione di responsabilità di coloro che hanno commesso serie
violazioni del diritto internazionale e crede che la responsabilità
inerente nell’autorità di proteggere i diritti delle persone, come
assunto dall’Autorità Palestinese, devono essere rispettati con maggior
impegno.
24. Giurisdizione universale
127. Nel contesto di crescente indisposizione da parte di Israele
di aprire procedure penali conformemente ai parametri del diritto
internazionale, la Missione supporta la fiducia sulla giurisdizione
universale come via per gli Stati per indagare grandi violazioni delle
clausole della Convenzione di Ginevra del 1949, impedire l’impunità
e promuovere la perseguibilità a livello internazionale (Capitolo
XXVII).
25. Riparazioni
128. Il diritto internazionale stabilisce anche che laddove
si verifichi una violazione del diritto internazionale, ci sia anche
un obbligo di riparazione. È parere della Missione che la presente
struttura costituzionale e la legislazione in Israele lascia davvero
poco spazio, se mai lo lascia, affinché i palestinesi possano chiedere
compensazioni. È necessario che la comunità internazionale fornisca
un meccanismo addizionale o alternativo di compensazione per i danni
o le perdite inflitte ai civili palestinesi durante le operazioni
militari (Capitolo XXIX).
E. Conclusioni e raccomandazioni
129. La Missione trae conclusioni generali sulla questioni
indagate nel Capitolo XXIX, che include anche un sommario delle sue
conclusioni legali.
130. La Missioni fa quindi una serie di raccomandazioni ad
un certo numero di corpi delle Nazioni Unite.
Israele e le Autorità palestinesi responsabili e alla comunità internazionale
nelle aree di: (a) Attribuzione di responsabilità per gravi violazioni
del Diritto Umanitario Internazionale (b) Riparazioni (c) Gravi violazioni
della legge sui diritti umani (d) Il blocco e la ricostruzione (e)
L’utilizzo di armi e procedure militari (f) La protezione di difensori
ed organizzazioni per i diritti umani (g) Seguito alle raccomandazioni
della Missione. Le raccomandazioni sono esposte dettagliatamente nel
Capitolo XXX.
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