| - Premessa
- Il testo integrale dell’Accordo Italia-Israele
- Una relazione/commento di Manlio Dinucci
- L’appello degli scienziati contro
l’accordo militare Italia-Israele
- L’interrogazione parlamentare al
Senato presentata a ottobre di quest’anno da alcuni senatori
del PRC e PdCI-Verdi
- Il testo della petizione popolare che chiede la revoca
dell’accordo militare Italia-Israele
Premessa
L’accordo militare tra Italia e Israele è
indicato come Legge 17 maggio 2005 n° 94 è stata pubblicata
dalla Gazzetta Ufficiale del 7.6.2005.
E’ stata approvata dal Parlamento Italiano
(anche con i voti coscienti o distratti dell’opposizione di
centro-sinistra) in piena epoca Berlusconi con Fini Ministro degli
Esteri e Martino alla Difesa. La Legge 94/2005 ha per oggetto la ratifica
e l’esecuzione del Memorandum d’intesa tra il Governo
dello Stato della Repubblica Italiana e il Governo dello Stato di
Israele in materia - viene specificato nel testo - di cooperazione
nel settore militare e della difesa, firmato a Parigi .
La Legge nr.94/2005 si compone di 11 articoli e di
un memorandum segreto, tenuto segreto anche al Parlamento per “motivi
di sicurezza”.
Secondo il sito Debka File, (una rivista web gestita
a quanto è dato sapere, dal Mossad), si parla di un accordo
da 181 milioni di dollari da spendere in tecnologie di interdizione,
sorveglianza e guerra elettronica. La Legge Finanziaria di quest’anno,
prevede 1,7 miliardi di euro per nuovi armamenti e le tecnologie connesse.
In questo finanziamento, la parte del leone la fa la Finmeccanica
che è l’azienda militare-tecnologia più compromesso
nei rapporti militari con Israele.
La conferma dell’entità dell’accordo
di cooperazione Italia-Israele possiamo trovarla anche in quanto scrive:
Saverio Zuccotti sul sito www.paginedidifesa.it
dell’11 gennaio 2005 :
“Tra i programmi dell’Imi (Industrie
Militari Israeliane, NdR) c’è spazio pure l’Italia.
Il 18 novembre il ministro della difesa del governo Sharon, Shaul
Mofaz, ha incontrato a Roma il suo omologo italiano Antonio Martino
e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Nel corso della visita
è stato annunciato lo stanziamento congiunto di 181 milioni
di dollari per “lo sviluppo di un nuovo sistema di guerra elettronica
progettato per inabilitare i velivoli nemici”. Alcuni osservatori
sottolineano come tale requisito trovi già una soluzione in
un sistema israeliano per il disturbo della navigazione, dei computer,
delle comunicazioni e dei sistemi di combattimento di un eventuale
aereo nemico. Nulla è trapelato sugli altri filoni di collaborazione
tra Italia e Israele, che comunque dovrebbero riguardare missili e
altri sistemi di guerra elettronica. Il caso italiano è tuttavia
anomalo e piuttosto cervellotico, in virtù di una triangolazione
che passa per Washington e fa di Roma e Gerusalemme due pedine di
una più ampia manovra dell’amministrazione Bush”.
In sostanza con questo accordo di cooperazione militare
bilaterale, l’Italia non solo è complice dell’apparato
industriale-militare israeliano ma coopera con uno Stato belligerante
contro altri paesi (es:Libano) e occupante contro il popolo palestinese.
Se la cooperazione economico-commerciale dovrebbe
essere recisa in base a sanzioni (auspicate da una risoluzione del
Parlamento Europeo dell’aprile 2002 ma mai attuate), la cooperazione
militare appare ancora più odiosa perché collabora nell’opera
di repressione, bombardamenti e attacchi contro i popoli palestinese
e libanese. Non solo. L’Italia ha inviato le sue truppe in Libano
nel quadro della missione Unifil 2 come forza di interposizione tra
Israele il Libano. Ma se mantiene un accordo di cooperazione militare
con Israele, è difficile che le forze popolari libanesi possano
ritenere ancora a lungo l’Italia un paese “neutrale”.
E’ tempo di mettere fine alla complicità militare, economica,
commerciale, diplomatica dell’Italia con Israele. Berlusconi,
Fini e Martino se ne sono dovuti andare all’opposizione perche
hanno perso le elezioni.. Adesso non possiamo che chiedere conto di
questo e chiedere la revoca dell’accordo militare al governo
Prodi e ai ministri D’Alema e Parisi. Non è una posizione
“pregiudiziale” ma è la realtà dei fatti…e
i fatti hanno sempre la testa dura. Su questo e anc he per questo
scenderemo in piazza a Roma per la Palestina il prossimo 18 novembre.
Il
Forum Palestina
Il testo dell’accordo
Accordo generale
di cooperazione tra Italia e Israele nel settore della difesa
IL TESTO DELL’ACCORDO
XIV LEGISLATURA –DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI
– DOCUMENTI
Memorandum d’Intesa
fra il Governo della Repubblica Italiana(qui di seguito definito “ITMOD”)
e il Governo dello Stato di Israele (qui di seguito definito “ISMOD”)
in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa
PREMESSO CHE
ITMOD e ISMOD, qui di seguito definite “le
Parti”, Riconoscendo l’importanza della cooperazione fra
i due Ministeri e le rispettive Forze di Difesa, Esprimendo il desiderio
che i Ministeri e le rispettive Forze di Difesa cooperino a vantaggio
di entrambi, sulla .base di reciproco rispetto, fiducia e riconoscimento
degli interessi delle Parti, Convinti che la cooperazione fra le Parti
contribuisca ad una migliore comprensione delle rispettive necessità
nel settore militare e della difesa e consolidi le rispettive capacità
di difesa, In uno spirito di apertura e comprensione reciproca e nel
quadro stabilito dalle leggi ed i regolamenti italiani e israeliani,
Convenendo che il presento MoU funge da MoU Generale
fra le Parti e che, per le attività specifiche da svolgere
ai sensi del presente MoU, saranno discussi e concordati specifici
Accordi di Attuazione, le Parti hanno concordato le seguenti intese:
ARTICOLO 1 – PARTE GENERALE
1 – In caso di controversie fra i presenti
Termini e Condizioni e gli Accordi di Attuazione, avranno la precedenza
i Termini e le Condizioni del presente MoU e la controversia sarà
risolta in base ai medesimi.
2 – Le Parti convengono che una Parte che riscontri
contraddizioni fra i presenti Termini e Condizioni ne informerà
l’altra Parte allo scopo di risolverle al più presto.
3 –Le Parti collaboreranno di comune accordo
e in conformità con le rispettive leggi ed impegni internazionali,
al fine di incoraggiare, agevolare e sviluppare la cooperazione nei
settori militare e della difesa, su una base di reciprocità.
ARTICOLO 2 –OBIETTIVI DELL’INTESA
1 – Entrambe le Parti del presente MoU convengono
di stabilire rapporti reciproci fra i Ministeri della Difesa e le
loro Forze Armate, al fine di stabilire una cooperazione nei settori
della difesa, il che consentirà loro di aumentare le capacità
di difesa.
2 – La cooperazione fra le Parti riguarderà
i seguenti settori:
* Industria della difesa e politica di approvvigionamento
di competenza dei Ministeri della Difesa,
* Importazione, esportazione e transito di materiali
militari e di difesa, .Operazioni umanitarie,
* Organizzazione delle forze Armate, struttura e
materiali di reparti militari e gestione del personale,
* Formazione/Addestramento,
* Questioni ambientali e inquinamento provocati da
strutture militari
* Servizi medici militari,
* Storia militare,
* Sport militari
La cooperazione militare non si limiterà ai
settori sopra menzionati. Le Parti cercheranno nuovi settori di cooperazione
di interesse reciproco.
3 – Il presente documento enuncia i principi
che disciplinano la summenzionata cooperazione reciproca.
ARTICOLO 3 – PRINCIPI CHE DISCIPLINANO
LA
COOPERAZIONE E L ‘INTESA FRA LE PARTI
1 – La cooperazione fra le Parti, previo coordinamento,.si
svilupperà come
segue:
* Riunioni dei Ministri della Difesa, dei Comandanti
in Capo, dei loro
Vice e di altri ufficiali autorizzati dalle Parti,.
* Scambio di esperienze fra gli esperti delle Parti,
* Organizzazione e attuazione delle attività
di addestramento e delle esercitazioni,
* Partecipazione di osservatori a11e esercitazioni
militari, .Contatti fra le Istituzioni Militari e di Difesa analoghe,
* Discussioni, consultazioni, riunioni e partecipazione
a convegni, conferenze e corsi,
* Visite di navi e aeromobili militari e ad impianti,
* Scambio di informazioni e.pubblicazioni educative,
* Scambio di attività culturali e sportive.
2 – Le parti intendono altresì agevolare
l’attuazione della cooperazione nei settori militare e della
difesa con 10 scambio di dati tecnici, informazioni e hardware; conseguendo
una migliore comprensione delle necessità militari e di difesa
e delle relative soluzioni tecniche, tramite la cooperazione nella
ricerca, nello sviluppo e nella produzione.
Sviluppare la cooperazione nei settori militare e
della difesa, su una base di reciprocità.
ARTICOLO 2 –OBIETTIVI DELL’INTESA
1 – Entrambe le Parti del presente MoU convengono
di stabilire rapporti reciproci fra i Ministeri della Difesa e le
loro Forze Armate, al fine di stabilire una cooperazione nei settori
della difesa, il che consentirà loro di aumentare le capacità
di difesa.
2 – La cooperazione fra le Parti riguarderà
i seguenti settori:
* Industria della difesa e politica di approvvigionamento
di competenza dei Ministeri della Difesa,
* Importazione, esportazione e transito di materiali
militari e di difesa, .Operazioni umanitarie,
* Organizzazione delle forze Armate, struttura e
materiali di reparti militari e gestione del personale,
* Formazione/Addestramento,
* Questioni ambientali e inquinamento provocati da
strutture militari
* Servizi medici militari,
* Storia militare,
* Sport militari
La cooperazione militare non si limiterà ai
settori sopra menzionati. Le Parti cercheranno nuovi settori di cooperazione
di interesse reciproco.
3 – Il presente documento enuncia i principi
che disciplinano la summenzionata cooperazione reciproca.
ARTICOLO 3 – PRINCIPI CHE DISCIPLINANO
LA COOPERAZIONE E L ‘INTESA FRA LE PARTI
1 – La cooperazione fra le Parti, previo coordinamento,.si
svilupperà come
segue:
* Riunioni dei Ministri della Difesa, dei Comandanti
in Capo, dei loro Vice e di altri ufficiali autorizzati dalle Parti,.
* Scambio di esperienze fra gli esperti delle Parti,
* Organizzazione e attuazione delle attività
di addestramento e delle esercitazioni,
* Partecipazione di osservatori a11e esercitazioni
militari, .Contatti fra le
Istituzioni Militari e di Difesa analoghe,
* Discussioni, consultazioni, riunioni e partecipazione
a convegni, conferenze e corsi,
* Visite di navi e aeromobili militari e ad impianti,
* Scambio di informazioni e.pubblicazioni educative,
* Scambio di attività culturali e sportive.
2 – Le parti intendono altresì agevolare
l’attuazione della cooperazione nei settori militare e della
difesa con 10 scambio di dati tecnici, informazioni e hardware; conseguendo
una migliore comprensione delle necessità militari e di difesa
e delle relative soluzioni tecniche, tramite la cooperazione nella
ricerca, nello sviluppo e nella produzione.
3 – Le parti incoraggeranno le rispettive industrie
nella ricerca di progetti e materiali di interesse per entrambe le
Parti. Tale cooperazione riguarderà la ricerca, 10 sviluppo
e la produzione.
4 – Ai fini del ‘Presente MoU, per “informazioni
tecniche” si intendono tutti i dati tecnici o commerciali e
le informazioni operative, comprese, ma non esclusivamente, le informazioni
riservate, quelle sui clienti, il know-how, i brevetti ed il software
per computer.
5 – Le informazioni tecniche, compresi i Pacchetti
sui Dati Tecnici (t’TDP”), fornite alI’altra Parte
allo scopo di offrire o presentare offerte, ovvero dare esecuzione
ad un contratto in materia di difesa, non saranno usate per scopi
diversi senza il previo consenso scritto della Parte da cui provengono,
nonché senza 11 previo consenso dei proprietari o di coloro
che controllano i diritti di proprietà di tali informazioni
tecniche, e saranno trattate con 10 stesso livello di attenzione che
la Parte applicherebbe alle proprie informazioni tecniche.
6 – In nessun caso le informazioni tecniche,
i TDP o i prodotti da essi derivati saranno trasferiti a Paesi Terzi
o Parti Terze, senza il previo consenso scritto della Parte da cui
provengono. Il trasferimento a Paesi Terzi o Parti Terze di materiali
e/o informazioni tecniche e/o di articoli da essi derivanti, generati
dal presente MoU o acquistati in conformità con esso, saranno
oggetto di singoli accordi fra le Parti.
7 – Le Parti, in conformità con le rispettive
Leggi e Regolamenti, .concederanno un trattamento adeguato alle offerte
di materiali, servizi e know-how per la difesa provenienti dall’
altra Parte.
8 – Le Parti si adopereranno al massimo per
contribuire, ove richiesto, a negoziare licenze, royalties ed informazioni
tecniche, scambiate con le rispettive industrie. Le Parti faciliteranno
inoltre la concessione delle licenze di esportazione necessarie per
la presentazione delle offerte o proposte richieste per dare esecuzione
al presente MoU, conformemente alle rispettive Legislazioni Nazionali
delle Parti.
9 – Il presente MoU non si riferisce a questioni
che non sono di competenza delle Parti.
10 – I termini e le condizioni delle specifiche
e definite attività progettate per essere svolte ai sensi del
presente MoU saranno concordati separatamente, nell’ambito di
un “Accordo di Attuazione”. Il presente MoU
Generale si applicherà ad ogni Accordo di
Attuazione fra le Parti.
ARTICOLO 4 – COPERTURA DELLE SPESE
Ciascuna Parte sosterrà le spese di sua competenza
relative al presente MoU ed alla sua esecuzione, tranne i casi in
cui le Parti concordino diversamente valutando caso per caso.
ARTICOLO 5 – DlSPOSIZIONI IN MATERIA
DI SICUREZZA
Resta inteso che le attività da svolgere ai
sensi del presente MoU, saranno soggette alI’Accordo di Sicurezza
firmato dalle competenti Autorità di Sicurezza delle due Parti,
il 5 ottobre 1987.
ARTICOLO 6 – GIURISDIZlONE
Le Autorità dello Stato Ricevente avranno
diritto di esercitare la giurisdizione sui membri delle Forze in Visita
per tutte le questioni relative a reati commessi sul loro territorio,
passibili di pena ai sensi della legislazione dcllo Stato Ricevente.
Tutte le condanne penali saranno eseguite nell’ambito
del sistema penale dello Stato Inviante. In confonI1ità con
gli accordi e le convenzioni in vigore fra le Parti.
Le autorità competenti dello Stato Inviante
hanno diritto di esercitare, sul territorio dello Stato Ricevente,
l’’autorità disciplinare sui membri della propria
Forza.
Le autorità dei due Stati si forniranno assistenza
reciproca, in conformità con la Convenzione Europea sull’Assistenza
Reciproca in Materia Penale, del 1959, di cui I’Italia e Israele
fanno parte, in particolare nello svolgimento di inchieste e nella
ricerca delle prove.
Le autorità dei due Stati collaboreranno altresì
nei settori della detenzione provvisoria e della restituzione delle
persone, come previsto dai termini degli accordi sopra descritti,
alle autorità aventi diritto di esercitare la propria giurisdizione,
ossia lo Stato di Invio.
Le autorità dei due Stati si informeranno
a vicenda, su una base di reciprocità, dei progressi compiuti
nei settori previsti dal presente Articolo.
ARTICOLO 7 – RISARCIMENTO DEI DANNI
Il risarcimento dei danni, provocati dal personale
militare della Parte
Inviante durante o in relazioni alle missioni / esercitazioni,
sarà a carico della
Parte Inviante.
Nel caso in cui il danno riguardi il personale, le
attrezzature e le infrastrutture militari, le eventuali controversie
fra le Parti ed il risarcimento dei danni saranno concordati di comune
accordo.
ARTICOLO 8 – RlUNIONl PERIODICHE
1 – Le Parti convengono di tenere riunioni
periodiche per seguire l’attuazione del presente MoU. Nel corso
delle riunioni i rappresentanti cercheranno nuovi settori di potenziale
cooperazione.
2 – Le Parti incoraggeranno altresì
riunioni fra i rappresentanti degli Enti .governativi o privati, delle
Forze Armate, delle Unità e dei Reparti di entrambi i Paesi,
nonché lo scambio di Delegazioni Militari e di Difesa.
3 – Le consultazioni dei rappresentanti delle
Parti si svolgeranno alternativamente in Italia e in Israele, al fine
di redigere e concordare specifici Accordi di Attuazione per dare
esecuzione al presente MoU, nonché eventuali programmi di cooperazione
fra le Parti e le loro Forze Armate ed una matrice di argomenti per
la cooperazione nel settore dei materiali militare e di difesa.
ARTICOLO 9 – ENTRATA IN VIGORE. DURATA
E MODIFICA DEL MOU
1 – Il presente MoU entrerà in vigore
alla data di ricezione della seconda delle due notifiche con cui le
Parti si saranno comunicate ufficialmente l’avvenuto espletamento
delle rispettive procedure di ratifica.
2 – Il presente MoU può essere emendato
in qualsiasi momento, tramite Note Ufficiali. Tutte le modifiche entreranno
in vigore seguendo le stesse procedure stabilite nello stesso MoU.
3 – Il Presente MoU, che resterà in
vigore per cinque anni, sarà prorogato automaticamente per
periodi aggiuntivi di cinque anni in assenza di una notifica scritta
dell’intenzione di denunciarlo inviata da una Parte all’altra.
In tal caso cesserà di essere in vigore sei mesi dopo la data
di ricezione di tale notifica.
4 – In caso di denuncia, le Parti si adopereranno
per portare a termine le attività da completare ed avvieranno
le consultazioni per risolvere le questioni oggetto di contenzioso.
ARTICOLO 10 –COMPOSIZIONE DELLE CONTROVERSIE
E
ARBITRATO
F Qualora dovessero insorgere controversie fra le
Parti al presente MoU, che si riferiscano all’interpretazione
del MoU, ovvero all’esecuzione dei termini da esso derivanti,
le Parti compiranno, in prima istanza, ogni sforzo ragionevole per
pervenire ad una intesa amichevole
2 – Tuttavia, nel caso in cui le Parti non
riescano a pervenire a tale accordo, esse convengono di sottoporre
la controversia all’arbitrato del Direttore Generale dell’ISMOD
e, a seconda dell’argomento, al Capo di Stato Maggiore o al
Segretario Generale dell’ITMOD. Qualsiasi decisione adottata
o lodo emesso in base all’arbitrato saranno definitivi e vincolanti
per le Parti del presente MoU .
3 – Durante il contenzioso, la controversia
e/o l’arbitrato, le Parti continueranno ad espletare tutti gli
obblighi di cui al presente MoU.
4 – Tutte le procedure arbitrali si svolgeranno
in lingua inglese.
5 – Le parti convengono che le procedure arbitrali
di cui al presente MoU, si svolgeranno in maniera riservata e saranno
soggette a1le disposizioni di sicurezza del presente MoU.
6 – Ciascuna Parte sarà responsabile
delle spese sostenute nel corso delle procedure di arbitrato.
7 – In caso di controversia o necessità
di interpretazione, il presente MoU non sarà sottoposto ad
alcun Tribunale Nazionale o Internazionale.
ARTICOLO 11 – NOTIFICHE
1 – Tutte le comunicazioni provenienti dalle
due Parti saranno scritte e in lingua inglese.
2 – I punti di contatto per il presente MoU
saranno i seguenti:
Per il Governo della Repubblica Italiana: Ministero
della Difesa italiano –
Capo Divisione Pianificazione e Politica Stato Maggiore
Difesa
Per il Governo dello Stato di Israele: Ministero
della Difesa Israeliano –
Direttore Divisione Europea Dipartimento Affari Esteri
In fede di che i sottoscritti Rappresentanti, debitamente
autorizzati dalle rispettive autorità, hanno firmato il presente
Accordo.
Fatto a Parigi il 16 giugno 2003 in due originali,
in lingua inglese.
Per il Governo della Repubblica italiana
Il Ministro della Difesa Italiano
(F.to On. Antonio MARTINO)
Per il Governo dello Stato di Israele
Il Ministro della Difesa Israeliano
(F.to: Gen. C.A. Shaul MOFAZ)
*******************************
ACCORDO MILITARE ITALIA-ISRAELE?
LICENZA DI GUERRA
ESTRATTI DALLA RELAZIONE DI MANLIO DINUCCI
(ad un dibattito organizzato dal Comitato
pisano di solidarietà con la Palestina,maggio 2005)
Buona sera a tutti.
Inizio subito ad elencare i fatti, prima di fare qualunque tipo di
considerazione.
Il 16 giugno 2003, i governi italiano e israeliano firmano un “memorandum”
di intesa, in materia di cooperazione nel settore militare e della
difesa.
Che cosa è questo “memorandum” di intesa?
Secondo il testo ufficiale, è un accordo generale quadro –
quindi non semplicemente un accordo tecnico – che regola la
cooperazione tra le parti nel settore della difesa, e riguarda: l’interscambio
di materiale di armamento, l’organizzazione delle forze armate,
la formazione e l’addestramento del personale militare e –
campo privilegiato – la ricerca e sviluppo in campo militare.
Sono previsti, sempre a tale scopo, scambi di esperienze tra esperti
delle due parti, partecipazione di osservatori a esercitazioni militari
e, si sottolinea, programmi di ricerca e sviluppo in campo militare.
Poco più di un anno dopo, esattamente il 18
novembre 2004, il Ministro della Difesa israeliano incontra a Roma
il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il Ministro della
Difesa Martino. Che cosa si siano detti, naturalmente, non è
stato comunicato ufficialmente, però, c’è un indizio
importante. Secondo fonti militari israeliane citate dalla rivista
statunitense “Voice of America”, esattamente il 22 novembre
2004, il Ministro della Difesa israeliano ha concordato tra l’altro
con il Governo italiano – quindi nel campo di un “memorandum”
di intesa che sta divenendo operativo – lo sviluppo congiunto
di un nuovo sistema di guerra elettronica , naturalmente altamente
segreto.
Le stesse fonti militari israeliane citate da “Voice of America”
parlano dello stanziamento di 181 milioni di dollari come primo acconto
in un quadro molto, molto più ampio.
La prima considerazione da fare è questa: fino ad ora il governo
israeliano ha colloquiato in questi settori militari a tecnologia
avanzata solo con gli Stati Uniti d’America. Il fatto che venga
stabilito un programma congiunto italo-israeliano, che si cominci
già a finanziarlo, indica che il “memorandum” d’intesa
ha avuto sicuramente il “nulla osta”, la luce verde da
Washington.
L’altro indizio su che cosa si stia preparando, è il
fatto che il disegno di legge è stato presentato dal Ministero
degli Esteri e dal Ministero della Difesa “di concerto”
con il Ministro dell’Università e della Ricerca, Moratti:
l’Università italiana, quindi la ricerca universitaria,
avrà un ruolo in tutto questo.
L’aspetto più grave , se questo “memorandum”
d’intesa (ormai sulla via di approvazione definitiva) diverrà
legge a tutti gli effetti, è che l’industria militare
e le forze armate del nostro Paese saranno coinvolte in attività
di cui nessuno, neppure nel Parlamento della Repubblica Italiana,
sarà messo a conoscenza.
Se si leggono i punti specifici del “memorandum”, emerge
che l’accordo è soggetto ad un altro accordo precedente,
cosiddetto “sulla sicurezza”, che, tradotto in parole
povere, significa che tutte queste attività saranno coperte
dal segreto.
Non è una novità. Quando ci si muove nel campo militare,
soprattutto della ricerca in campo militare, il segreto è imperante,
e questo non vale solo per questo accordo, né vale solo per
gli Stati Uniti: ogni Paese, ogni potere che si rispetti impone il
segreto militare in questo campo.
All’interno di questo accordo quadro, potrà avvenire
di tutto senza che neppure il Parlamento italiano sia messo a conoscenza,
una volta che venga avviato.
Ora, che cosa ha da guadagnare Israele, che cosa ha da guadagnare
l’Italia da questo accordo?
Israele è una potenza nucleare, lo dice il Direttore dell’Agenzia
Internazionale per l’Energia Atomica, lo dicono mille prove,
lo ha detto l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma non
lo ha mai detto esplicitamente il Governo israeliano, il quale non
ammette il possesso di armi nucleari.
Allora è chiaro che tecnologie italiane (dato che l’industria
militare israeliana è tra le prime nel mondo ) potranno essere
utilizzate segretamente per potenziare le capacità di attacco
dei vettori nucleari israeliani.
Che cosa sarà questo sistema di guerra elettronica altamente
segreto, se non un potenziamento di capacità di difesa, strettamente
organica con la capacità di attacco, il cosiddetto “scudo”
?
L’altro aspetto, facile da intuire, è che le forze armate
israeliane si avvarranno della cooperazione italiana, in generale
per rendere più letali le armi che hanno usato fin ora soprattutto
contro i palestinesi, ma non solo.
Anche le forze armate italiane hanno da guadagnare da questo scambio,
soprattutto sul terreno dell’organizzazione, dell’addestramento,
dei metodi da usare, nelle attuali e future missioni, cosiddette di
“peace keeping” in Iraq, Afghanistan, e in altri Paesi,
sulla scia della macchina bellica statunitense.
Quindi, siamo di fronte a qualcosa che va bene al di là dell’accordo
tecnico, questo hanno detto al momento della presentazione i Ministri
Frattini e Martini, i quali sottolineano che si tratta di: “
….un preciso impegno politico assunto dal Governo italiano in
materia di cooperazione con lo stato di Israele nel campo della difesa….
Questo impegno politico corrisponde a interessi strategici nazionali….”
E’ evidente l’implicazione generale: una volta che questo
“memorandum” d’intesa, in procinto di essere trasformato
in legge, l’Italia sarà automaticamente al fianco del
Governo Sharon in qualunque sua azione, fattivamente contribuirà
alle sue politiche di guerra.
Contemporaneamente – ci si chiede – come potrà
l’Italia presentarsi in Medio Oriente nel ruolo di mediatrice
quando apparirà chiaro a tutti, sia tra le masse arabe e mussulmane,
sia per i governi arabi, che l’Italia sta attivamente potenziando
l’apparato bellico israeliano e quindi, quelle stesse armi che
sono dirette contro i loro Paesi?
E’ evidente il contenuto di questo memorandum, che vincola non
solo l’attuale Governo, ma anche i Governi a venire, in quanto
l’accordo è quinquennale e prevede un meccanismo di rinnovo
automatico: per non essere rinnovato una delle due parti dovrà
denunciare l’accordo, dicendo: “no, stop, mi ritiro”.
Ora, stando con i piedi in terra, si capisce bene che questa ipotesi
è molto remota, dato che implicherebbe una sorta di rottura
su ben altri piani tra i due governi. Quindi, una volta che questo
“memorandum” d’intesa, questo accordo, diventa legge
a tutti gli effetti, vincolerà anche i futuri governi. Questo
per quanto riguarda la natura dell’accordo.
Che cosa è avvenuto al Senato? L’accordo
è passato in maniera travolgente: 170 voti favorevoli, 18 contrari,
4 astenuti. Con questi numeri il Senato italiano ha approvato il 2
febbraio il disegno di legge numero 3181 sulla ratifica del “memorandum
di intesa militare tra Italia e Israele” .
Un successo dovuto al fatto che si è creato – per usare
un termine alla moda – uno schieramento “by-partisan”.
Non solo il centro destra ha votato a favore, ma contemporaneamente
anche il grosso del centro sinistra. Ed ecco, quindi, spiegati i numeri.
In particolare, il gruppo Democratici di Sinistra/Ulivo, che si è
schierato – chiaramente – con il centro destra.
Diamo i numeri: il gruppo al Senato dei Democratici di Sinistra-Ulivo,
ha 63 membri. Di questi 63 membri, 37 hanno espresso voto favorevole,
tanto per fare nomi e cognomi: Massimo Brutti, Luciano Modica –
nome abbastanza noto a Pisa – Claudio Petruccioli.
E gli altri? Gli altri non erano in Aula!
Probabilmente per alcuni ci sarà stata una giustificazione,
ma per la maggioranza l’assenza era ingiustificata. E’
stato un modo di sottrarsi a una decisione scomoda, tra l’aiutare
il falco Sharon o dire no prendendosi l’accusa – naturalmente
– di antisemitismo. Questi sono i termini spiccioli del dibattito
e gli strumenti che si usano. E allora, ecco che Gavino Angius, Cesare
Salvi e altri, semplicemente non vanno in Aula! Qualcun altro, tipo
Antonio Jovene, nel momento del voto, si alza e se ne esce…..
avrà avuto un bisogno impellente, fisico… insomma, proprio
in quel momento se ne va!
Per onore della cronaca, si deve dire che due membri del gruppo Democratici
di Sinistra-Ulivo, esattamente Massimo Bonavita e Paolo Brutti hanno
votato contro. Un altro si è astenuto. Poi, hanno votato contro
i tre senatori di Rifondazione Comunista, i due del Partito dei Comunisti
Italiani, il gruppo dei Verdi. Si sono aggiunti a questi voti contrari,
oltre ai due dei Democratici di Sinistra suddetti, tre del Gruppo
Misto, tra cui Achille Occhetto.
4 gli astenuti, tra cui la Caietana de Zulueta, che fa parte appunto
del Gruppo Misto.
Sintomatico della convergenza “bi-partisan”, è
l’intervento che ha fatto il senatore Giorgio Tonini, incaricato
della dichiarazione di voto del gruppo Democratici di Sinistra-Ulivo,
cito due frasi esemplificative dell’intervento: “….l’amicizia
del nostro Paese nei confronti dello Stato di Israele è un
elemento di fondo della politica estera italiana……Sarebbe
pertanto assolutamente incomprensibile inserire un elemento di sospetto
nei confronti dello stato di Israele fino ad arrivare ad esprimere
perplessità rispetto ad un accordo di cooperazione militare”.
Questa è la dichiarazione di voto, agli atti ufficiali del
Senato della Repubblica Italiana.
Così passa in Senato e arriva alla Camera, dove è già
stato compiuto il primo passo: Il 16 marzo la Commissione Esteri della
Camera ha dato luce verde a mandare in Aula per l’approvazione
l’accordo militare italo-israeliano.
Alla Camera c’è una novità. Infatti, hanno espresso
parere contrario, in sede di Commissione Esteri, non solo Rifondazione
Comunista, Comunisti Italiani e Verdi, ma anche – pur essendo
scarsamente presenti….– i Democratici di Sinistra-L’Ulivo
e Margherita-L’Ulivo.
Su quale base, questi due gruppi, hanno contraddetto il voto al Senato?
Su due elementi importanti e condivisibili.
Uno perché l’accordo viola la legge 185 sull’esportazione
di armamenti. Una volta iniziata la cooperazione militare con Israele,
nella fabbricazione di determinati sistemi di arma, è chiaro
che qualunque efficacia della legge 185, già gravemente indebolita
nel frattempo, viene ad essere spazzata via.
L’altro elemento evidenziato è che questo accordo istituisce
una cooperazione militare con un Paese che non ha firmato il Trattato
di non proliferazione delle armi nucleari. Non è stato detto:
un Paese che possiede armi nucleari e che per di più non ha
firmato il Trattato di non proliferazione, ma solo “un Paese
che non ha firmato il Trattato di non proliferazione” quindi,
potrebbe anche non avere ancora le armi nucleari…. Comunque
un passo avanti rispetto a quello che è avvenuto al Senato.
Ma le cose non sono così chiare: si tratta di una posizione
presa con una presenza minima di questi due gruppi in sede di Commissione
Esteri, sotto pressione delle altre componenti del centro sinistra.
Come si comporterà il centro sinistra nel suo complesso al
momento del voto alla Camera?
L’accordo è stato affidato alla Commissione Esteri ma
è stato chiesto, come di regola, il parere di altre Commissioni.
Un parere importante è quello della Commissione Affari Costituzionali,
che ha un comitato permanente per i pareri. Leggiamo cosa ha detto
la relatrice DS-Ulivo l’Onorevole Sesa Amici in un passaggio
cruciale: “….con riferimento agli aspetti di legittimità
costituzionale, il provvedimento in titolo ( cioè l’accordo
militare italo-israeliano n.d.r) non solleva motivi di rilievo, per
cui la Commissione formula una proposta di parere favorevole”.
Le reazioni al realizzarsi di questo accordo sono sino ad oggi estremamente
limitate, in rapporto evidente alla conoscenza che si ha di questo
fatto.
Questo è un dato abbastanza generale: la partecipazione reale
alla vita democratica è condizionata dall’informazione.
Mancando la conoscenza di quello che avviene nelle Aule Parlamentari,
nelle Commissioni eccetera, è chiaro che non ci può
essere nessun tipo di reazione.
Da citare, tra le prese di posizione positive contro questo accordo
con Israele, l’appello di un gruppo di scienziati promosso da
un gruppo collegato all’associazione “scienziate e scienziati
per il disarmo”.
Le ragioni dell’appello sono quelle che abbiamo detto sino ad
ora, in più si evidenzia l’impegno dei firmatari –
rivolto ai colleghi nel campo della ricerca – a non lasciarsi
coinvolgere in questo accordo: “non prendere parte” –
dicono – “con i nostri saperi e le nostre ricerche, alle
attività specifiche derivanti dall’attuazione di questo
memorandum d’intesa”. Si assumono anche l’impegno
a monitorare i programmi di cooperazione militare che dovessero essere
avviati tra Università italiane, centri di ricerca, centri
di eccellenza, consorzi, laboratori di ricerca scientifica privata
e pubblica, industrie italiane e non con Israele.
Siamo di fronte a una situazione di estrema gravità.
Se la Camera vara quest’accordo firma una cambiale in bianco,
in un momento estremamente grave, in cui l’Iran è sotto
il mirino sia degli Stati Uniti che di Israele. Sicuramente è
pronto un piano di attacco agli impianti nucleari civili iraniani.
Impianti sotto il controllo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia
Atomica, attualmente non finalizzati alla produzione militare.
Israele è l’unico Paese che mantiene un arsenale nucleare
nell’area. Le sue armi nucleari sono puntate contro gli altri
Paesi della regione. quando– come negli ultimi tempi –
ci sono scambi di accuse tra Israele e l’Iran, è chiara
la partita in gioco. La differenza è netta: l’Iran non
ha armi nucleari, Israele si, e di particolare tipo, come le bombe
neutroniche, di cui non si può escludere l’uso in un
eventuale conflitto .
Dietro a questa aggressività ci sono gli Stati Uniti.
Non si parla di un piano per attaccare con armi nucleari gli impianti
iraniani, si parla di un attacco condotto con armi non nucleari, di
cui sono emersi anche particolari molto espliciti sui preparativi.
Si ripeterebbe quello che Israele già fece con l’attacco
ad un reattore iracheno nel 1981 Si parla esplicitamente di un attacco
condotto con l’appoggio statunitense indiretto o diretto. Sicuramente
tutta la rete militare statunitense - soprattutto quella satellitare
- sarebbe fondamentale per un attacco di questo tipo.
l’Iran a quel punto sarebbe di fronte ad un bivio: attaccare,
pur non possedendo armi nucleari, cercando – ad esempio –
di colpire il centro nucleare di Dimona in Israele.
Con tutta probabilità la risposta sarebbe un attacco nucleare.
Teheran potrebbe essere spazzata via dalla faccia della Terra! Questo
è il dato nudo e crudo.
Questo è il contesto nel quale si inserisce l’accordo
militare italo-israeliano, in una situazione sempre più preoccupante
nella quale la macchia bellica statunitense e israeliana è
in moto.
Sono usciti nel marzo di questo anno due documenti ufficiali del Pentagono.
Uno è intitolato “La strategia della difesa nazionale
degli Stati Uniti d’America”, e l’altro “La
strategia militare nazionale degli Stati Uniti d’America”.
Due documenti complementari.
In questi due documenti si parla, nel caso di un Paese che usi armi
di distruzione di massa, di una risposta attraverso tutte le capacità
militari USA, comprese quelle nucleari. Apparentemente nulla di nuovo.
Ma c’è un piccolo particolare: hanno modificato la categoria
delle armi di distruzione di massa.
Fino ad ora per “armi di distruzione di massa” si è
inteso armi nucleari chimiche, biologiche
In questi documenti il Pentagono ha rivisto le categorie d’arma
da menzionare come nelle armi di distruzione di massa. Rientrano ora
non solo armi nucleari, chimiche, batteriologiche, ma anche ordigni
radiologici ed esplosivi ad alto potenziale.
Il Pentagono non specifica quale è il limite tra un esplosivo
e un esplosivo ad alto potenziale. Tutti gli eserciti moderni hanno
esplosivi ad alto potenziale.
Ma non è finita. Tra le armi di distruzione di massa, vengono
incluse le cosiddette “armi asimmetriche”, tra cui i “cyber-attacchi”
contro i sistemi statunitensi di informazione commerciale!
Teoricamente basta che un gruppo bene organizzato e capace di “aker”
attacchi con virus informatici, bloccando un sistema statunitense
di informazione commerciale che automaticamente il Paese da dove è
partito l’attacco – agli occhi del Pentagono – ha
usato una delle armi di distruzione di massa, rientrando così
nelle categorie dei Paesi che possono essere colpiti da armi nucleari.
Altro elemento da tener presente è il preoccupante
interesse dell’attuale Ministero degli Interni per questo accordo,
per il quale ha espresso parere positivo , sostenendolo caldamente:
le forze israeliane hanno molto da insegnare a quelle italiane in
materia di gestione di turbolenze interne…..
Un Appello degli Scienziati
contro l’accordo militare Italia/Israele
Alla comunità scientifica italiana
Le/I sottoscritte/i, donne e uomini di scienza,
ricercatrici e ricercatori, docenti, lavoratrici/ori del comparto
università e ricerca,considerata la necessità
di prendere posizione avversa alla crescente influenza della
sfera militare in tutti i settori della vita pubblica ivi compresa
la ricerca scientifica, considerata la recente ratifica ed esecuzione
del Memorandum d’intesa tra il Governo della Repubblica
italiana ed il Governo dello Stato di Israele in materia di
cooperazione nel settore militare e della difesa, provvedimento
adesso all’esame del parlamento,preso atto altresì
del "delicato momento - come recita l’ordine del
giorno presentato dall’On. Martone, ed altri onorevoli
colleghi, ed accolto dal governo - in cui tanto lo Stato di
Israele quanto l’Autorità Nazionale Palestinese
si trovano, nonché la perdurante violazione di numerose
risoluzioni dell’ONU da parte dello Stato di Israele e
il permanere di una situazione di grave tensione tra i due popoli",coerentemente
ispirati ai valori della Costituzione della Repubblica, con
particolare riferimento all’articolo Art. 11 "L’Italia
ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà
degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali".
Consapevoli che l’Unione Europea si "fonda
sui valori indivisibili e universali di dignità umana,
di libertà, di uguaglianza e di solidarietà",
con particolare riferimento agli articoli 10 (Libertà
di pensiero, di coscienza e di religione) e 13 (Libertà
delle arti e delle scienze), memori del primo testo deontologico
professionale che si ispira al cosiddetto giuramento di Ippocrate,
SI IMPEGNANO
· "a perseguire come scopi esclusivi
la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica
dell’Uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò
con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale
e sociale, ogni mio atto professionale" e che non agevoleremo,
tanto nel suo impianto complessivo, quanto articolo per articolo,
l’esecuzione e l’attuazione del Memorandum d’intesa
tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo dello
Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare
e della difesa, fatto a Parigi il 16 giugno 2003,
· non prendere parte, con i nostri
saperi e le nostre ricerche, alle attività specifiche
derivanti dalla attuazione del Memorandum d’intesa che
regola la cooperazione tra i due Paesi nel settore della difesa,
incluse quelle derivanti dagli accordi tecnici che potranno
essere conclusi in tale contesto.
I settori di tali attività sono specificati
nella relazione che accompagna la ratifica del Memorandum e
comprendono: interscambio di materiali d’armamento, organizzazione
delle Forze armate e gestione del personale, formazione e addestramento
del personale militare, informatica, programmi di ricerca e
sviluppo in campo militare, scambi di esperienze fra gli esperti
delle due Parti, partecipazione di osservatori ad esercitazioni
militari, visite a unità navali ed aeree, attività
culturali con partecipazione a corsi, conferenze e simposi,
scambio di informazioni e pubblicazioni didattiche,
· a monitorare i programmi di cooperazione
militare che dovessero essere avviati tra università
italiane, centri di ricerca, centri di eccellenza, consorzi,
laboratori di ricerca scientifica privata e pubblica, industrie
italiane, industrie israeliane e non.
Invitiamo quindi chiunque abbia a cuore la
ricerca della pace a sottoscrivere questo impegno perché
il governo italiano riconsideri quanto prima la propria posizione.
Seguono le prime firme
Edoardo Magnone, Chimica.
Marco Cervino, Fisica.
Alberto Clarizia, Fisica.
Margherita Roggero, Algebra.
Claudio Del Bello, Filosofia.
Mauro Cristaldi, Biologia Animale.
Elena Colazingari, Matematica.
Franco Marenco, Fisica.
Monica Zoppè, Biologia.
Vito F. Polcaro, Astrofisica.
Angelo Baracca, Fisica.
Massimo Cini, Fisico.
Libero Vitiello, Biologia.
Vincenzo Brandi, Ingegneria Chimica.
Maria Luigia Paciello, Fisica.
Giacomo Alessandroni, Ingegneria
Chiara Cavallaro, Economia.
|
L’interrogazione parlamentare
al Senato presentata a ottobre di quest’anno da alcuni
senatori del PRC e PdCI-Verdi
No alla vendita di armi a Israele e Libano, no alla
partnership NATO - Israele
Interrogazione Parlamentare
Al Ministro per gli affari esteri
Al Ministro della difesa
Premesso che
- Israele non ha rispettato una moltitudine di
decisioni della comunità internazionale, in particolare:
la risoluzione 181 del 1947 del Consiglio di sicurezza ONU che
sanciva la spartizione della Palestina in due stati, uno ebreo
e l’altro arabo; la 191 del 1948 che stabiliva il diritto
al ritorno dei rifugiati, la 242 che intimava Israele al ritorno
ai confini antecedenti la guerra del 1967;
- la Corte di giustizia ha condannato la costruzione del muro
che Israele sta realizzando per separare i territori palestinesi,
peraltro ulteriormente ridotti dal muro e che comporterà
drastiche limitazioni agli spostamenti e gravi riflessi per
le attività economiche palestinesi;
- Israele ultimamente ha distrutto l’unica centrale elettrica
di Gaza, tale atto è stato condannato dall’ONU
in quanto contrario al diritto umanitario. Tale distruzione
ha anche causato un disastro ecologico sulle coste libanesi
cui cerca di porre riparo un intervento italiano;
- Israele ha bloccato i pagamenti all’Autorità
Palestinese, peraltro dovuti, causando un notevole impoverimento
generale dei palestinesi e gravi conseguenze anche sulla salute
pubblica;
- Israele ha arrestato gran parte del gruppo dirigente di Hamas,
parlamentari e con compiti di governo dell’Autorità
Nazionale Palestinese, liberamente eletti dal popolo palestinese
in elezioni considerate regolari dagli osservatori internazionali;
- Israele continua i suoi raid militari nella Striscia di Gaza,
che hanno provocato numerose vittime fra l’inerme popolazione
civile;
- Israele che non aderisce al trattato di non proliferazione
atomica è una potenza nucleare non dichiarata, l’unica
del Medio Oriente;
- Israele ha bombardato il Libano causando centinaia di vittime
civili, in gran parte donne e bambini, migliaia di profughi
e danni alle infrastrutture libanesi per miliardi di euro;
- le forze armate israeliane hanno ucciso 4 caschi blu in Libano,
secondo l’ONU in “maniera apparentemente deliberata”;
- la Croce Rossa Internazionale ha dichiarato che Israele viola
le convenzioni di Ginevra;
- Human Right Watch ha denunciato l’utilizzo, da parte
israeliana, di armi vietate dal diritto internazionale;
- il massacro di Cana in cui sono stati uccisi dalle bombe israeliane
decine di persone fra cui molti bambini. Tale bombardamento
ha suscitato l’esecrazione generale ed il Segretario generale
ONU, Annan, ha chiesto al Consiglio di Sicurezza una “dura
condanna” di Israele, responsabile della strage stessa;
- l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Arbour,
ha affermato che le gravi violazioni del diritto umanitario
costituiscono crimini internazionali e rendono penalmente responsabili
i loro autori;
- l’Italia secondo la ricerca di Archivio Disarmo Le
armi del Bel Paese Ediesse 2005 e Le armi del Bel Paese 2006
basata su dati ISTAT ha esportato armi civili ad Israele per
oltre 8 milioni di euro nel periodo 1999-2005 ed al Libano per
oltre 21 milioni di euro;
- il Governo nel 2005 ha autorizzato contratti di armi ad Israele,
in base alla legge 185 per circa 1,3 milioni di euro;
- l’Italia ha ratificato con apposita legge l’accordo
di cooperazione militare bilaterale con Israele e con la legge
n. 126/2006 l’accordo di cooperazione militare con il
Libano;
- Amnesty International ha chiesto un embargo, con effetto immediato,
alle armi vendute ad Israele ed agli Hezbollah;
- ultimamente i giornali italiani hanno riportato la notizia
di contatti preliminari per la vendita di armi italiane alle
forze armate libanesi.Il Paese mediorientale ha bisogno, invece,
di essere ricostruito e non di nuove armi;
- Israele ha partecipato nei mesi scorsi ad esercitazioni NATO
in Sardegna, a causa di tale presenza la Svezia ha cancellato
la propria partecipazione; nel vertice di Rabat dell’aprile
scorso fra i Paesi NATO e quelli del Dialogo mediterraneo (fra
cui Israele) è stata decisa la partecipazione di alcuni
paesi mediterranei ed in particolare Israele all’operazione
Active Endeavour inerente il pattugliamento antiterrorismo nel
mare Mediterraneo;
Interroga il governo per sapere
- se in un tale contesto il Governo, che ha già inviato
aiuti umanitari, intende bloccare la fornitura di armi i cui
contratti erano stati autorizzati in passato;
- se il Governo in attuazione dell’art. 15, comma 7, della
legge 185/90 sul commercio delle armi intende sospendere in
via cautelativa le esportazioni di armi civili ad Israele ed
al Libano;
- se il Governo intende sospendere l’operatività
dei predetti accordi di cooperazione militare con Israele e
Libano;
- se il Governo intende bloccare ogni nuova vendita di armi
al Libano;
- se il Governo a livello NATO si farà portavoce dell’esigenza
di sospendere ogni forma di collaborazione militare con Israele;
- se il Governo è a conoscenza dell’eventuale transito
di armi destinate ad Israele in basi statunitensi o NATO in
Italia;
- Se il Governo rappresenterà la necessità di
chiedere che Israele paghi per i danni causati ad uno Stato
sovrano, ad esempio per lo sminamento del Libano che secondo
responsabili ONU richiederà almeno un anno;
- se il Governo si farà portavoce, in ogni sede internazionale,
dell’esigenza di pervenire al disarmo nucleare di Israele;
- come si comporteranno i militari italiani di UNFIL 2 nell’ipotesi
di violazioni israeliane della risoluzione 1701 (ad esempio
raid aerei).
Sen. Luigi Malabarba
Sen. Mauro Bulgarelli
Sen. Fosco Giannini
Sen. Gianpaolo Silvestri
Sen. Dino Tibaldi
Sen. Franco Turigliatto
Sen. Claudio Grassi
|
Revoca
dell'accordo di cooperazione militare Italia-Israele
Petizione
popolare
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro della Difesa
Al Ministro degli Esteri
- viste le ultime operazioni militari del Governo Israeliano
nel territorio libanese che hanno portato distruzione e morte
soprattutto tra i civili, in gran parte donne e bambini, creato
migliaia di profughi, distrutto infrastrutture vitali e provocato
danni economici notevoli
- vista la reazione spropositata del Governo di Israele con
bombardamenti e stragi (vedi massacro di Cana) in seguito alla
cattura di 2 soldati israeliani
- viste le continue aggressioni militari subite dalla popolazione
palestinese con la morte di numerosi civili, tra cui molti bambini,
a Gaza e in Cisgiordania, aggressioni subite anche da parlamentari
eletti democraticamente e ministri componenti dell’attuale
governo, alcuni ancora in stato di arresto
- visto il regime di occupazione militare a cui sono sottoposti
i cittadini palestinesi di Gaza e Cisgiordania che vedono quotidianamente
annientati i loro diritti civili più elementari
- visto l’utilizzo da parte di Israele di armi vietate
dal diritto internazionale come denunciato dall’Human
Right Watch
- visto che Israele non aderisce al trattato di non proliferazione
atomica ed è una potenza nucleare non dichiarata, l’unica
del Medio Oriente
- visto che Israele viola le convenzioni di Ginevra, come ha
dichiarato anche la Croce Rossa Internazionale
- visto che Israele non ha rispettato le decisioni della Comunità
Internazionale, in particolare le numerose risoluzioni dell’ONU
dal 1947 in poi
- visto che Israele continua impunemente la costruzione del
muro nonostante la condanna della Corte di Giustizia dell’AIA
Chiediamo al Governo Italiano di:
- Revocare l’accordo di Cooperazione
Militare tra Italia e Israelesiglato dal precedente Governo
Berlusconi e diventata legge dello Stato nel maggio 2005, accordo
che ha già consentito all’aviazione israeliana
di partecipare ad esercitazioni militari in ambito NATO nel
sud della Sardegna
- Bloccare la fornitura di armi ad Israele
assieme ad ogni forma di collaborazione militare
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nome e cognome
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telefono, cellulare, e-mail |
Indirizzo |
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moduli firmati e compilati possono essere inviati a : Forum
Palestina (via Casalbruciato 27, 00159 Roma)
oppure a Associazione Amicizia Sardegna-Palestina
via Montesanto 28, 09121 Cagliari
le firme via internet
possono essere spedite a: forumpalestina@libero.it
oppure a sardegnapalestina@libero.it
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